Spiagge, concessioni per 90 anni. Ue: Italia già messa in mora

Nel decreto legge per il rilancio dello sviluppo economico varato giovedì 5 maggio è anche prospettata l’idea di concessioni demaniali delle coste italiane per 90 anni. L’annuncio ha sollevato le proteste tanto delle associazioni ambientaliste, Wwf su tutte, quanto del presidente della conferenza Stato-Regioni, Vasco Errani, senza trascurare che la norma cozza con la cosiddetta direttiva europea Bolkestein, che impone la rotazione della gestione delle spiagge con aste pluriennali. Immediato il monito Ue.

Le proteste. Il Wwf reputa l’iniziativa “di una gravità assoluta”, sostenendo che “lo Stato ha ceduto clamorosamente e irresponsabilmente alle richieste dei gestori degli stabilimenti balneari” che hanno “speculato per anni sui beni demaniali con guadagni enormi a fronte dei quali lo Stato riceveva cifre irrisorie”. “Le spiagge concesse ai privati sono in questo modo definitivamente sottratte ai cittadini”.
Vasco Errani, presidente della conferenza Stato-Regioni, spiega invece che “quello che è stato fatto è un atto unilaterale, un pallone gonfiato in vista delle elezioni, ma che costituisce un rischio”.

La norma e il monito Ue. Il decreto legge, come ricorda Reuters, implicherebbe che “tutto ciò che è terreno su cui insistono insediamenti turistici sarà sottoposto a un diritto di superficie della durata di 90 anni” e fin dalla prima lettura sono stati in tanti questo fine settimana a far notare che tale norma cozzerebbe  con la cosiddetta direttiva europea Bolkestein, che impone infatti la rotazione della gestione delle spiagge con aste pluriennali. Dall’Ue, infatti, è arrivato il monito tanto atteso, dai critici, e temuto, dai sostenitori dell’iniziativa. Come si apprende da un comunicato Ansa, la Commissione europea, che ha specificato di non aver ancora “ricevuto nessuna notifica da parte delle autorità italiane” in merito a tale decreto, apprendendo di tale iniziativa solo dalla stampa locale, ha precisato che così come descritto “il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del Mercato unico europeo”. La Commissione europea sottolinea che ciò che “inquieta” è che “alla fine dei primi sei anni di concessione, ci sia il rinnovo automatico di questo diritto, che è in contrasto con le regole della concorrenza leale e del mercato unico”. L’Ue, invece, chiede per le concessioni “un tempo appropriato e limitato”.
La Commissione, ancora, ricorda di aver già inviato all’Italia due lettere di messa in mora, con relativa apertura di procedure di infrazione, e sempre per il sistema sulle concessioni marittime. L’Unione, infatti, non reputa giusto e concorrenziale neanche il rinnovo automatico ogni 6 anni.
La prima lettera è stata inviata il 29 gennaio del 2009, mentre la seconda il 5 maggio del 2010. Entrambe disattese, da quanto si è visto lo scorso giovedì.

M.N.