Scajola is back: per lui sempre più probabile la carica alle Politiche comunitarie

Per Claudio Scajola la poltrona di ministro delle Politiche comunitarie sarebbe sempre più vicina. Stando ai beninformati, infatti, il reintegro dell’ex responsabile dello Sviluppo economico nella squadra di governo sarebbe ormai cosa fatta e il premier starebbe solo aspettando il momento giusto per ufficializzarlo. Il ritorno di Scajola nella compagine governativa segnerebbe la risoluzione di una serie di nodi: primo tra tutti la necessità di destinare la poltrona che fu di Andrea Ronchi a qualche altro “responsabile” rimasto a bocca asciutta. Il “ripescaggio” di Scajola toglierebbe il Cavaliere dall’imbarazzo, senza considerare che costituirebbe anche il mezzo ideale attraverso il quale mettere a tacere la vocazione “secessionista” tradita dallo stesso ex ministro nell’ultimo periodo. Una poltrona alle Politiche comunitarie potrebbe far ritrovare a Scajola la fedeltà di un tempo e aiutare lo stesso Cavaliere nella sua lotta contro la magistratura “forcaiola”.

A volte ritornano – A un anno esatto dalle sue dimissioni da ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola “rischia” di rientrare nella squadra di governo dalla porta principale. A lui, infatti, Silvio Berlusconi avrebbe pensato di destinare la poltrona lasciata vacante dal finiano Andrea Ronchi alle Politiche comunitarie, segnando di fatto la “riabilitazione” politica del pidiellino coinvolto nello scandalo della casa con vista Colosseo. Dopo il proscioglimento delle accuse a suo carico, Scajola starebbe adesso tirando un sospiro di sollievo e preparando il suo ritorno nell’esecutivo. Il suo “reintegro” del resto potrebbe aiutare il premier a venire fuori da una serie di situazioni scivolose. Come è ben noto, dopo il “rimpasto” degli ultimi giorni, molti Responsabili continuano a battere cassa (tra tutti Francesco Pionati), pressando sull’assegnazione delle cariche rimaste in palio.

Un ministero risolve tutto – La poltrona che fu di Andrea Ronchi è quella che scatena di più gli appetiti dei “terzigambisti” e per uscire dall’insidioso cul de sac (Bossi avrebbe ripetutamente detto a Berlusconi di non gradire l’ingresso di altri Responsabili nell’esecutivo), il Cavaliere avrebbe escogitato di affidarla all’ex responsabile dello Sviluppo economico in modo da soddisfare i leghisti e frenare le bramosie dei colleghi di Scilipoti. Non solo: da qualche tempo lo stesso Scajola minaccia di voler dare vita a una corrente interna al Pdl, un gruppo autonomo che potrebbe mettere i bastoni tra le ruote del governo nel corso di alcune cruciali votazioni alla Camera. Per evitare ogni problema, il presidente del Consiglio avrebbe dunque deciso di “riabilitare” il genovese premiandolo con una carica tesa a rinfocolare il suo completo e incondizionato sostegno all’attività del governo.

Il caso giudiziario – E c’è almeno un’altra buona ragione – nella logica del premier – per  affidare proprio a Scajola il dicastero delle Politiche comunitarie: il ministro dimissionario, infatti, è la prova vivente di come il coinvolgimento in indagini giudiziarie possa risolversi in un nulla di fatto. L’ipotesi che la casa vista Colosseo non sia stata acquistata da lui, ma generosamente regalata da imprenditori e faccendieri di dubbia rispettabilità, non ha per il momento trovato riscontro nelle prove passate al vaglio della magistratura. Una “palla da prendere al balzo” per rimarcare un concetto più volte visitato dal presidente del Consiglio: esiste una magistratura politicizzata, intenta a intralciare il normale svolgimento dell’attività politica sostenendo tesi destituite di ogni fondamento. Il caso Scajola potrebbe essere l’asso da calare alla vigilia del referendum di metà giugno, quando gli elettori si recheranno alle urne per decidere (tra l’altro) sul “legittimo impedimento”. Una carta con la quale il Cavaliere spera di vincere la sua ennesima partita elettorale.

Maria Saporito