Yemen: ancora morti fra le proteste a Taez e Al Maafer

Mentre il Piano di transizione proposto quasi un mese fa dal Consiglio di Cooperazione del Golfo è bloccato, nelle città dello Yemen si continua a morire, con un’avversione sempre più crescente verso il presidente Ali Abdallah Saleh. Non si fermano le proteste, né tantomeno le operazioni repressive delle forze dell’ordine. Nella città meridionale di Taez tre manifestanti sono stati uccisi tra ieri ed oggi. Un centinaio di persone, come raccontano testimoni, avevano improvvisato in serata un sit-in sul corso principale della città, e questa mattina è stata la polizia a scioglierlo. Inizialmente con i lacrimogeni, poi sparando sulla folla. Un trentacinquenne è morto colpito da un proiettile, mentre sono state decine i feriti ricoverati.

Ieri, invece, altre due persone avevano perso la vita durante un’altra manifestazione organizzata dagli insegnanti, sempre a Taez. Questa volta, però, il motivo della protesta non era direttamente rivolto contro il Presidente Saleh. I docenti, in compagnia anche di molti studenti, si erano riuniti davanti alla sede locale del Ministero dell’Istruzione per chiedere il rinvio degli esami scolastici ed un aumento degli stipendi. Una protesta che, in ogni caso, le forze dell’ordine hanno dovuto rompere: “La polizia e l’esercitoracconta l’attivista Bushra al-Maqtarihanno attaccato in forze i dimostranti e li hanno cacciati nei quartieri residenziali. Hanno aperto il fuoco e sparato molti lacrimogeni.

Sempre sul fronte delle proteste gli studenti avevano conosciuto l’orrore della repressione già Sabato scorso ad Al-Maafer dove, sempre durante una manifestazione per il rinvio degli esami, due di loro sono rimasti uccisi sotto il fuoco delle forze dell’ordine, che all’inizio erano intervenute solo con i manganelli per rispondere al lancio di sassi da parte dei manifestanti. Poi i proiettili. E le migliaia di persone che si sono unite al corteo e al dolore della città dopo la morte dei due ragazzi.

Cristiano Marti