Crisi, Lorenzo Bini Smaghi: default o ristrutturazione, è suicidio economico

La tesi sulla crisi di Lorenzo Bini Smaghi. Mentre per fronteggiare la crisi si sperimentano in tutta Europa misure pilotate che dovrebbero sanare i bilanci, non tutti gli esperti sono a favore del cosiddetto default, o ristrutturazione. In occasione del Festival d’Europa che si sta svolgendo in questi giorni a Firenze, l’economista Lorenzo Bini Smaghi, membro del consiglio esecutivo della Bce, Banca Centrale Europea, ha dichiarato che addirittura, a suo modo di vedere, questo genere di provvedimento (che si prevede di intraprendere anche per quanto riguarda la crisi economica in Grecia, nda) è deleterio per una economia nazionale.  Un “suicidio” politico, addirittura, che creerebbe più problemi di quanti non ne risolva.  “Il default, o la ristrutturazione del debito, sono eventi economici e sociali drammatici per il paese che lo sperimenta. Lo chiamerei suicidio. Ridurrebbe molti in povertà, come ha mostrato l’esperienza”. Questo è il testo che Bini Smaghi dovrà ancora leggere, oggi, durante il suo intervento nel convegno di Firenze.

Crisi e politica. Staremo a vedere se nel corso del convegno di Firenze si presenteranno significativi tentativi di smentita alle tesi di Bini Smaghi, ossia commenti e spiegazioni di esperti favorevoli invece al modello di intervento denominato default. Secondo Bini Smaghi, in ogni caso, l’esperienza avrebbe già insegnato in svariate occasioni che la ristrutturazione del debito sia un procedimento che dà luogo normalmente a danni di carattere sociale ed economico su larga scala non facilmente sanabili, e dalle conseguenze più nefaste delle crisi già in atto che si cercano di curare.
Quando si tratta di crisi economica e recessione, si sa, un partito univoco, un parere universalmente accettato dagli esperti e al tempo stesso popolare e largamente riconosciuto come accettabile, non esiste. Si tratta allora normalmente di gestire le crisi (e già il fatto che esse si possano “pilotare”, secondo un termine in voga, induce al sospetto, e non sempre infondatamente) in sede politica in modo tale da non aggiungere danno al danno, possibilmente trovando compromessi costruttivi e dai validi risultati nel tempo, e conciliare con l’opinione pubblica tutto questo, facendo accettare di buon grado la qualità e la mole dei sacrifici comuni richiesti. In tempi come questi che stiamo vedendo, in cui la classe politica di ogni nazione moderna tende più a trovare il modo di farsi rieleggere che quello di prendere provvedimenti utili, tutto questo appare ancor più difficoltoso.

S. K.