Santanchè: Bocassini metastasi. Esaminiamo l’affermazione

Torna ancora la definizione di cancro, riguardo la magistratura. E’ Daniela Santanchè, questa volta, a rimettere con nonchalance nei guai il Premier Silvio Berlusconi, che ieri ha ritrattato riguardo la sua recente affermazione sui magistrati, “cancro” di questa seconda Repubblica. Intanto  Berlusconi da ieri si arrabatta a riparare il suo incidente diplomatico interno, uno dei tanti flop della comunicazione a marchio Pdl, che se è molto curata nell’immagine, finisce poi al tempo stesso a peccare ancora un po’ quando si tratta di tendenza all’improvvisazione. Ma Daniela Santanchè, dal canto suo, rincara la dose e rilancia. Berlusconi ha  dichiarato nella giornata di ieri che in realtà si era riferito solo ad alcuni giudici, per l’esattezza a quelli di Milano, che stanno seguendo alcuni dei casi nei quali è implicato. Secondo quel che manifesta ora Daniela Santanchè, è proprio così: i magistrati sono anzi delle dure “metastasi”.

Tensione nei corridoi durante il processo Mills. Daniela Santanchè si trovava dunque nella giornata di ieri a Milano, a sostegno del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante lo svolgimento di una delle udienze del processo Mills. Uscendo dalle aule, ha pensato bene di ricordare ad alcuni giornalisti, passando, che questi magistrati qui sono “metastasi” del sistema. Una malattia, non dovrebbero nemmeno esistere. Interrogata sulla giornata della memoria e sul rispetto invocato da patte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in queste ore nei riguardi dei magistrati rimasti uccisi a causa delle loro funzioni, Daniela Santanchè ha moderato anche lei i toni, come già Berlusconi ha fatto nelle ultime ore: “Ci sono molte persone che hanno tutto il mio rispetto perché difendevano lo Stato”, sono state le parole della sottosegretaria.

Bocassini, metastasi. Ma riguardo alle dichiarazioni sulle presunte “metastasi”, subito ricordate dai giornalisti presenti, non si è fatta pregare, e le ha ribadite e sottolineate con più chiarezza: “La Boccassini, che sia una metastasi mi sembra evidente perché non serve lo Stato, è contro lo Stato”. E vista la reazione attonita e incredula, continua, passando, Daniela Santanchè, per chi non l’avesse sentita abbastanza bene: “Vuole un nome? La Boccassini è una metastasi“.
Ilda Bocassini, come ricordiamo, si fece trasferire a Caltanissetta dopo la morte di Giovanni Falcone per indagare su questo avvenimento, incarico tenuto fino al ’94. Fu uno dei giudici che maggiormente determinarono la cattura di Totò Riina, e dunque specialmente nel campo della mafia diede il suo contributo allo Stato, beneficio o metastasi che possa esser considerato. Oggi è chiamata ad indagare sul presidente del Consiglio per reati inerenti alle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, prostituzione minorile, concussione, corruzione, strage, appropriazione indebita, traffico di droga, riciclaggio di denaro sporco, abuso d’ufficio, frode fiscale e falso in bilancio.
Il motivo per cui Ilda Bocassini debba esser definita dannosa per lo Stato non  è  stato argomentato, durante le dichiarazioni della sottosegretaria Santanchè, e dunque lascerebbe supporre che si tratti unicamente del fatto che il magistrato stia indagando sui casi riguardanti Berlusconi.
Quanto al curriculum, dunque, confrontando quello della Bocassini e quello della Santanchè, compreso il master falso aggiunto sul sito del Governo Italiano e presumendolo vero, c’è anche chi nutre dubbi riguardo a chi delle due possa definire “metastasi dello Stato” l’altra.

S. K.