Ballarò, critiche e litigi con la mente alle urne

Ballarò, momento cruciale – Tempi di elezioni, tempi di promesse, tempi di litigi. Maurizio Crozza ci scherza su come al suo solito giocando molto bene sugli ultimi eventi settimanali, ma quando la telecamera và a inquadrare il volto del ministro Sacconi è subito chiaro che, adesso, non è il momento di ridere e divertirsi. D’altronde in ballo ci sono comuni delle più importanti città italiane ed il quadro politico nazionale ne risentirà, qualsiasi sia il risultato finale. Ovviamente Giovanni Floris, pienamente conscio di questo, dedica la puntata ai temi cruciali ed anche dolorosi della nostra politica, partendo immediatamente da un punto caro a tutti: le tasse. Accende la miccia un servizio su Silvio Berlusconi ed il suo comizio tenuto a Milano, ove non sono state assolutamente risparmiate critiche alla sinistra, disegnata come un organizzazione ansiosa nel mettere le mani in tasca ai cittadini. Bersani liquida tutto con un “Vergognoso”, ma non basta per placare una polemica che, volenti o nolenti è già iniziata. Questa volta in ballo vi sono migliaia di voti e non si può lasciare nulla al caso. Maurizio Sacconi non tarda a rispondere e, con dati alla mano, enfatizza la lotta all’evasione fiscale accusando l’opposizione di aver sempre ostacolato qualsiasi mozione presentata, dalla giustizia al pinao del rilancio dell’ecenomia.

Scontro diretto – Ovviamente il leader del PD nega con fermezza, ribadendo l’assoluta immobilità del nostro paese cause scelte sbagliate e fuori tempo massimo della maggioranza, strappando in diretta il “patto degli italiani” firmato dallo stesso Berlusconi visto che, dopo dieci anni, nessun punto scritto è stato raggiunto. Momenti cruciali, susseguitesi in neanche venti minuti. Perfetto specchio della grande tensione e battaglia tra i due schieramenti. Floris però non perde mai il controllo della situazione, riuscendo a gestire gli accessi dibattiti e lasciando la parola a tutti quanti. Ad un certo punto però, particolarmente contrariato dalle promesse che Bersani stava facendo in diretta tv, il giornalista Mario Giordano irrompe nella scena ostacolando l’intervento del leader di sinistra e freddandolo con un “Hai parlato troppo”. Si aspetta quindi l’inizio della confusione più totale, ma il conduttore chiama la pubblicità e al rientro si passa subito al punto successivo. Peccato però che il tema sia “giustizia”, un nome che cambio significato in base all’appartenenza politica. Per alcuni “Colpo di stato da parte delle toghe rosse”, per altri “Fondamentale realtà della nostra democrazia”. Inutile quindi trovare punti in comune, e la battaglia prima faticosamente repressa finalmente dà il meglio di sé. Nessuno viene risparmiato, né il premier, né i ministri e neppure la trasmissione Ballarò, giudicata faziosa e troppo di parte. E’ gara a chi riesce a criticare di più, uno spettacolo che nasconde lati quasi comici ma quando le urne sono così vicine non se ne può fare davvero a meno.

Tanta rabbia – Anche il sempre super-parters Paolo Mieli non disegna una frecciata al sistema che questo governo ha creato, per poi tornare in sé ammettendo simpaticamente: “Io che voto sinistra? Neanche per sogno”. Si chiude quindi con l’emergenza Napoli e quei rifiuti spostati in extremis dai militari, mentre i napoletani covano con sempre più fatica rabbia e frustrazione. Ma oltre ai soliti “batti” e “ribatti” non si riesce più ad andare. La puntata è pesantemente influenzata dal vicino appuntamento dei cittadini al voto, ma uno strano sentimento accompagna i titoli di coda. Nella testa infatti rimane una veloce considerazione dell’imprenditore Diego della Valle: “Ci sono dei problemi seri ma voi politici non gli affrontate mai!” A furia di pensare alle percentuali del proprio partito, si perde la percezione della realtà. E’ capitato oggi, capiterà anche in futuro. Ma la gente è stufa di questo, stufa per davvero. E lunedì, quando verrano pubblicati i tanto agognati risultati, ben pochi avranno voglia di esultare.

Riccardo Cangini