Maroni apre al divorzio tra Lega e Pdl

Se non una minaccia, un campanello d’allarme per Silvio Berlusconi e il suo partito. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, partecipando ieri a un comizio elettorale a Gallarate (provincia di Varese), ha ipotizzato un futuro diverso per il Carroccio. Un futuro sgravato dall’alleanza col Pdl, vista di cattivo occhio da un numero sempre crescente di militanti padani. La situazione a Gallarate è inedita: qui la Lega sta sostenendo il candidato sindaco presentato da una lista civica d’ispirazione finiana, trascurando il candidato proposto dal Pdl. Una situazione che ha ridestato dolci ricordi tra i più nostalgici: “Qualcuno vede la situazione di Gallarate come un ‘ritorno al futuro‘ – ha commentato lo stesso Maroni – Non so se il futuro della Lega sarà questo, ma certamente a Gallarate ci sarà una sfida interessante”.

Ritorno al futuro? – In controtendenza con la linea nazionale, a Gallarate (Varese) il Carroccio ha preso le distanze dal Pdl, stringendo un accordo elettorale con una lista civica di Fli. Un patto “inedito” che ai più fantasiosi ha suggerito l’imminenza di un divorzio politico destinato a consumarsi su scala nazionale: quello tra la Lega e il Pdl. “Questa sfida – ha commentato ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, giunto a Gallarate per presenziare a un incontro elettorale – ci riporta alle origini e indica anche una possibile strada per il futuro. Qualcuno vede la situazione di Gallarate come un ‘ritorno al futuro – ha insistito l’esponente del Carroccio – Non so se il futuro della Lega sarà questo, ma certamente a Gallarate ci sarà una sfida interessante”. Parole che non suonano certo da conforto al partito di Silvio Berlusconi, alle prese con un’alleanza (quella con i legisti appunto) sempre più difficile da gestire.

Libia della discordia – A compromettere la tenuta dell’intesa tra leghisti e pidiellini è principalmente il nodo riguardante la guerra in Libia. Un argomento scivoloso, su cui il titolare del Viminale ha voluto intrattenersi anche ieri: “La questione profughi – ha spiegato Maroni – si risolve quando finisce la guerra in Libia, sino ad allora dovremo gestire questa situazione”. E ancora: “La Nato e le Nazioni Unite – ha aggiunto il ministro leghista – stimano 750 mila profughi in Libia pronti a partire. Riteniamo che gli ultimi profughi arrivati siano stati spediti qua perché dalle interviste risulta che non hanno pagato gli scafisti. Dall’inizio – ha sottolineato Maroni – avevamo ipotizzato una ritorsione di questo tipo ad operazioni belliche in Libia”. Un’ipotesi che se dovesse trovare conforto nella realtà dei fatti – sembra essere la conclusione del ministro – potrebbe spianare la strada a uno scenario politico totalmente diverso. Perché anche le unioni più salde possono alla fine naufragare.

Maria Saporito