Amarcord brigatista, Moratti e Lassini trasformano Milano in Stalingrado

Vestito nero poco sopra il ginocchio, giacchetta bianca, Letizia Moratti sembrava quasi intimidita dalla vicinanza fisica con Giuliano Pisapia, quando ieri pomeriggio il conduttore di Sky Emilio Carrelli li ha invitati ad alzarsi e stringersi la mano. Si era appena chiuso il confronto pre-elettorale tra i due candidati a sindaco della città di Milano: per il centrodestra, il primo cittadino uscente Letizia Moratti, per il centrosinistra l’avvocato Giuliano Pisapia con un passato nei partiti della cosiddetta estrema sinistra. Una conclusione ad alta tensione: l’esponente del Pdl aveva appena accusato l’avversario di essere stato giudicato colpevole, ma amnistiato, per un furto di un furgone che negli anni settanta era servito al rapimento e al pestaggio di un giovane. Vicenda che, poche ore dopo, si è dimostrata totalmente falsa poiché in quella circostanza una sentenza della Corte d’Appello stabilì l’assoluzione di Pisapia per non aver commesso il fatto.

Amico dei terroristi – Comunque dicevamo: Letizia Moratti sembrava davvero intimidita. Con l’usuale espressione da ragazzina precocemente matura, dava l’impressione di essersi accorta di aver commesso una marachella: soltanto poche settimane fa aveva preso le distanze da Roberto Lassini, colpevole di aver fatto affiggere per le strade di Milano gli ormai famosi manifesti con stampata la scritta ‘Fuori le Br dalle Procure‘ e adesso era caduta nella calunnia per danneggiare in diretta tv l’avversario politico?
Se immaginare una dichiarazione ufficiale per scusarsi di quanto detto sarebbe stato fin troppo – perché il mantra a cui si ispirano certi politici sembra essere diventato quello che dice ‘Ripeti una bugia finché non inizi a sembrare la verità‘ – non era da considerarsi improbabile la scelta di far cadere il silenzio sull’episodio, nella speranza che passasse velocemente nel dimenticatoio collettivo. Ma così non è stato.
Oggi la Moratti è tornata ad attaccare Pisapia, difendendo di conseguenza le parole pronunciate ieri: “Io non ho condannato, ho sottolineato una vicenda che politicamente ha visto in quegli anni Pisapia avere frequentazioni di quel tipo. Frequentazioni di personalità ben precise. Ho citato una sentenza perché dimostrava quello, cioè la frequentazione di terroristi“.
Milano luogo simbolo, fino a oggi, del berlusconismo sembra avere assorbito per osmosi le fobie del presidente del Consiglio: se ieri si invitavano le Br a uscire dalla Procura, adesso si invocano i cittadini affinché gli amici dei brigatisti non entrino a Palazzo Marino.
E’ la città della Madunina, ma a sentirli pare di essere a Stalingrado.

Simone Olivelli