Genzano: la Polverini contestata reagisce a suon di romanesco

E’ stato un pomeriggio particolarmente caldo quello di ieri a Genzano, provincia di Roma. La governatrice del Lazio, Renata Polverini, è da poco arrivata per partecipare a un comizio elettorale in sostegno del candidato sindaco pidiellino Vittorio Barbaliscia, ma nel corso del suo intervento un gruppo di contestatori le urla contro “Vergogna, vergogna”, impedendole di parlare. A quel punto l’ex sindacalista perde le staffe e, sfoderando un romanesco d’annata, inizia a incalzare i suoi detrattori: “Con me caschi male – dice al più esagitato – So’ della strada come te. Non mi faccio mettere paura da una zecca come te”. Il resto è tutto un coro di “Bella ciao”, pugni chiusi e saluti romani giunti dalla platea spaccata in due. Alla fine alla Polverini non rimane che scendere dal palco con qualche senso di colpa: “Forse ho reagito troppo violentemente“, ha commentato dopo aver recuperato un po’ di compostezza istituzionale.

Polverini contestata – Un assolato pomeriggio ai Castelli romani e un comizio elettorale in vista delle imminenti amministrative. Sono questi gli elementi che hanno fatto da cornice al siparietto poco istituzionale animato ieri pomeriggio a Genzano dal presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. L’ex segretaria dell’Ugl ha ieri partecipato a una manifestazione elettorale in sostegno del candidato sindaco Vittorio Barbaliscia (Pdl), ma quando ha raggiunto il palco un gruppo di contestatori le ha impedito di proferire parola, urlandole contro “Vergogna, vergogna”. A indispettire i manifestanti è la proposta della Regione di realizzare un inceneritore nella vicino Albano; un’iniziativa mal vista dalla popolazione locale che spinge i rumorosi contestatori ad approfittare della presenza della governatrice per dare sfogo al loro disappunto.

Una governatrice di strada – Ma la Polverini non ci sta e alle urla dei suoi detrattori decide di rispondere per le rime, ricorrendo a un formulario popolano degno dei sonetti di Belli. “Con me caschi male – dice al più focoso dei manifestanti – So’ della strada come te, le manifestazioni le organizzavo quando tu c’avevi i calzoni corti. Non mi faccio mettere paura da una zecca come te. Questi sono quelli che difendono chi ha fatto 25 miliardi di debiti – ha notato l’ex sindacalista – in sei anni non è stato fatto nulla, noi invece abbiamo fatto un piano rifiuti serio perché con la mafia non voglio avere nulla a che fare. Quindi – ha ripreso la governatrice – fatemi il ca… di piacere, andatevene a casa. A chi pensate di mettere paura: questa è la giunta Polverini, non ho paura nemmeno del diavolo“. Non solo: a un contestatore intento a immortalare con una videocamera le escandescenza del presidente: “Riprendi, riprendi – ha aggiunto la Polverini – Lo sai che ci faccio con quella? Mò scendo e te lo dico”.

La calma recuperata – Un siparietto davvero poco istituzionale, che ha scatenato una vera e propria baraonda. Dopo l’exploit della governatrice, infatti, i contestatori hanno iniziato a intonare l’Inno di Mameli e “Bella ciao” con il pugno chiuso, ricevendo in risposta il saluto romano sfoderato dai sostenitori della Polverini presenti in piazza. A bocce ferme, quando la governatrice è scesa dal palco, ha tentato di ricomporsi e di recuperare il suo aplomb: “Forse ho reagito in maniera troppo violenta – ha ammesso – ma queste persone non possono pensare di inveire contro tutti. È inaccettabile: sono mestieranti. Se interrompono di continuo, urlando e dicendo cattive parole – ha notato la governatrice – ho il dovere di reagire”. Sottotitolo: Quannu ce vò, ce vò.

Maria Saporito