James Murdoch: in Italia la concorrenza è considerata un’intrusione

In tanti settori economici, in Italia, “la concorrenza è vista come una specie di intrusione”.
L’affermazione è del presidente e amministratore delegato di News Corporation International James Murdoch, intervenuto al convegno Crescere tra le righe organizzato dall’Osservatorio Permanente Giovani Editori a Borgo La Bagnaia, Siena.

Blocchi strutturali. Il riferimento è a quei “blocchi strutturali”, ha dichiarato Murdoch, e “con questa espressione mi riferisco alle leggi italiane in materia di lavoro, notoriamente rigide, alle infrastrutture obsolete e a un contesto regolamentare quantomeno incerto. Più in generale, direi che questi aspetti riflettono un atteggiamento in alcuni settori dell’economia per cui la concorrenza è vista come una specie di intrusione”.
L’Ad di News Corporation ha rimarcato “l’importanza di un’economia aperta all’iniziativa e alla concorrenza. Non conosco nessun paese che sia competitivo all’estero senza esserlo al suo interno. Sfortunatamente, una parte di questo Paese fa resistenza al successo su base meritocratica, fa resistenza alla creazione di opportunità per i giovani di talento che non appartengono all’establishment tradizionale, fa resistenza in breve a qualsiasi cosa che sappia di cambiamento”.

Maggiore concorrenza. Per Murdoch “una maggiore concorrenza creerà terreno fertile per le agenzie creative, per i pubblicitari, per i produttori televisivi e cinematografici, per gli editori digitali, le media agency, per i produttori di software, i web designer e gli sviluppatori di videogiochi. Una maggiore concorrenza farà sì che gli studenti seduti qui oggi in un prossimo futuro possano essere allo stesso livello, se non migliore, dei loro pari in Germania, Spagna, India, Sudafrica e Canada. Soprattutto, una maggiore competizione vedrà l’Italia scalare velocemente le classifiche internazionali e trasformarsi in protagonista a livello mondiale nel presente digitale, raggiungendo la posizione che le spetta”.
Murdoch sottolinea “la mancanza di una vera e propria concorrenza e la lentezza con cui procedono le liberalizzazioni. L’esempio più ovvio – ha detto – è questo: in un modo o nell’altro, una parte importante dei media italiani è finanziata o riceve sussidi dallo Stato. Per un futuro davvero digitale l’Italia ha bisogno di media che informino, siano competitivi e contribuiscano a fornire agli italiani le notizie e le informazioni di cui hanno bisogno per avere successo”.

L’importanza del digitale. Il presidente e Ad di News Corporation International ha anche ribadito l’importanza del passaggio dall’analogico al digitale: “per farlo dobbiamo smettere di parlare di futuro digitale. Se ci guardiano intorno, vedremo che stiamo già vivendo in un presente digitale. I vecchi confini tra le diverse forme di comunicazione stanno sparendo. Persone di ogni età consumano contenuti in maniera sempre più fluida. Il mondo del business risponde di conseguenza ”.

Giornalismo d’eccellenza. Murdoch, ancora, ha anche sottolineato che per la sua azienda l’obiettivo resta quello di offrire un giornalismo d’eccellenza. “Tutti voi comprendete che oggi il giornalismo ha davanti a sé sfide importanti, molte delle quali dovute a grandi cambiamenti tecnologici. Come nel caso dell’intrattenimento, tuttavia, ritengo che questo fermento comporti anche delle opportunità. I lettori, gli spettatori e gli ascoltatori che si muovono in una quantità enorme di dati, notizie e contenuti ora disponibili, hanno fame di soluzioni intelligenti che li aiutino ad accedere all’informazione di cui hanno bisogno. Si tratta di un ruolo troppo importante per lasciarlo solo a semplici blogger e ad altri canali di qualità e affidabilità variabili. È un ruolo da affidare a una nuova generazione di grandi giornalisti italiani. Certo, all’Italia non mancano scrittori di qualità. Come nel caso dell’intrattenimento, anche le menti più creative del giornalismo spesso si trovano di fronte a questo genere di ostacoli. Il mio messaggio è questo: non possono esistere media di successo senza grande giornalismo”.

M.N.