Par condicio, Agcom multa Tg4 e Sky: Troppo spazio a Berlusconi

Nonostante il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel grottesco tentativo di allontanare dalla propria persona i periodici riferimenti al conflitto di interessi, sostenga che i giornali siano di sinistra e che nelle emittenti televisive non si faccia altro che criticarlo, di altro avviso pare essere l‘Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) che in questi giorni sta sanzionando diverse testate per un mancato rispetto degli equilibri previsti dalle norme che regolano la par condicio.
La diversità dei trattamenti a quanto pare – chi crede alle coincidenze? – è stata tale da aver favorito sempre e comunque la coalizione di centrodestra, ma soprattutto la figura del Premier che – non solo grazie ai poteri della tecnologia – specie in tempi di campagna elettorale sembra godere del dono dell’ubiquità.

Multe anche a Tg4 e Sky – Dopo le sanzioni comminate al Tg1 diretto dal tanto discusso Augusto Minzolini, l’Agcom ha oggi inflitto pesanti multe anche al Tg4 diretto da Emilio Fede e all’emittente satellitare Sky. Entrambe le testate dovranno versare una somma pari a 100.000 euro per aver realizzato una programmazione caratterizzata da una “inadeguata osservanza degli ordini impartiti“. Il riferimento è alle indicazioni che l’Autorità ha comunicato lo scorso martedì in vista di questi ultimi giorni di campagna elettorale. A essere stati monitorati sono stati i comportamenti tenuti negli ultimi due giorni: in entrambe le circostanze i minuti dedicati al premier e agli esponenti della sua coalizione sono stati eccessivamente superiori a quelli concessi alle voci provenienti dall’opposizione. Differenze che, stando a quanto comunicato dall’Agcom, non sono giustificabili dal fatto che il centrodestra sia a capo del governo: infatti, la multa va a sanzionare soltanto le discrepanze riscontrate in materia di propaganda elettorale.
A commentare la notizia è stato il deputato del Pd Roberto Zaccaria: “Le sanzioni stabilite oggi dall’Agcom dimostrano la buona volontà dell’Autorità ma il nodo di fondo è che le sanzioni non bastano a sanare gli abusi: così chi ha più soldi può di fatto ‘comprare’ le regole del gioco“.
Nel frattempo in queste ultime ore di campagna elettorale l’attenzione rimane alta: il passato ha insegnato come il presidente del Consiglio sia riuscito ad aggirare il divieto di propaganda con i metodi più vari e soprattutto con sprezzo, più che del pericolo, del pudore.

Simone Olivelli