Bob Dylan scrive una lettera aperta ai fan: “Niente censure in Cina”

Forse non tutti i lettori ricorderanno, ma già qualche tempo fa anche noi avevamo trattato la spinosa questione che lega Bob Dylan e la censura. Il menestrello di Duluth era stato criticato da numerosi giornali (in primis il New York Times e il Financial Times) per aver suppostamente accettato censure da parte del Governo cinese, in occasione della sua recente esibizione a Pechino. Il popolo dei fan di Dylan si era già schierato in maniera compatta al fianco del cantante, difendendolo con una chiara e semplice spiegazione: i brani che Dylan non avrebbe eseguito secondo Maureen Dowd – la giornalista del Times che ha portato all’attenzione di tutti il caso – in realtà non farebbero parte delle scalette di Dylan da anni. E in effetti è vero: controllare sul sito ufficiale bobdylan.com per credere. Tra l’altro, proprio dal sito ufficiale è arrivato l’inatteso intervento del re del folk, che ha pubblicato una lettera aperta ai fan per difendersi dalle accuse.

Dopo aver chiarito le varie controversie che lo hanno portato ad esibirsi in Cina, Dylan è entrato in merito della questione censura: “Il Governo cinese aveva chiesto i nomi delle canzoni che avrei suonato. Non c’è una risposta logica a ciò, quindi gli abbiamo inviato la lista delle canzoni 3 mesi prima dell’esibizione. Se ci siano state canzoni, versi o strofe censurate, nessuno me l’ha mai detto, e infatti abbiamo suonato tutte le canzoni che avevamo intenzione di suonare”. Chiusa (forse) la questione censura, allora, con buona pace di tutti.

Anche noi, con le dovute riserve, non avevamo esattamente difeso Dylan: questa è l’occasione buona per scusarci e fare marcia indietro. Un appunto finale però ci sembra doveroso: rimanendo nel solco della libertà di scelta, se Dylan avesse speso anche solo due parole o una canzone per i molti dissidenti cinesi soppressi dal Governo, nessuno se ne sarebbe dispiaciuto. A parte la nomenklatura cinese, ovviamente.

Qui, il link alla lettera aperta di Bob Dylan.

Roberto Del Bove