Gay, Avvenire: Questione omosessuale non esiste più

Un secco no al matrimonio omosessuale. “Nonostante ciò che alcuni continuano a sostenere, non esiste più in Italia, e da tempo, una ‘questione omosessuale‘”, così come “non esistono ragioni sociali” per sostenere il matrimonio omosessuale, ma “al più solo ragioni simboliche: sposandosi, i gay vogliono avere conferma pubblica dell’analogia della loro convivenza (giuridicamente lecita) alla convivenza eterosessuale, non solo lecita, ma riconosciuta e tutelata dal diritto in quanto procreativa e luogo di socializzazione primaria delle nuove generazioni”. E’ la dura presa di posizione di ‘Avvenire‘ che, in un editoriale a firma del professor Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione Giuristi Cattolici, analizza e respinge le critiche ricevute dal sottosegretario Giovanardi per il suo intervento contro la pubblicità che richiama le attese delle coppie gay.

Matrimonio tra gay come poligamia. Proprio a pochi giorni di distanza dalla giornata mondiale contro l’omofobia fissata per il 17 maggio e in concomitanza con alcuni fatti di cronaca, che parlano ancora una volta di violenze e aggressioni a sfondo omofobico, il quotidiano dei vescovi sottolinea che “le discriminazioni che deplorevolmente colpiscono gli omosessuali sono analoghe a quelle che possono colpire chi, agli occhi ottusi, malevoli e a volte criminali di alcuni, appaia ‘diverso’ per etnia di appartenenza, per disabilità fisica o psichica, per religione, per provenienza sociale”. “Tali discriminazioni – sottolinea ‘Avvenire’ – vanno severamente punite” ma “una cosa è difendere i sacrosanti diritti degli omosessuali, come persone e come cittadini, e tutt’altra cosa – avverte l’editoriale – è far rientrare nella difesa di questi diritti il riconoscimento del matrimonio gay“, ipotesi che costituirebbe “un errore simile a quello di chi sostenesse che per rispettare i diritti dei musulmani bisogna recepire nel nostro ordinamento la poligamia“.
E’ la procreazione a fare la differenza. L’organo di stampa della Cei rileva che “i gay (anche se non tutti) sono convinti che tra unioni eterosessuali e unioni omosessuali non sia la procreazione a fare la differenza: di qui la pressante rivendicazione perché la legge conceda ai gay il diritto di adottare bambini o addirittura quello di poterli procreare artificialmente. L’artificio, anche quello più estremo (come la procreazione in vitro e il ricorso a un utero in affitto), che anche quando è posto in essere possiede il carattere dell’eccezionalità, viene paradossalmente invocato e utilizzato per negare l’innegabile e cioè che la natura, vista come il fumo negli occhi dai gay, di norma affida la procreazione all’unione tra un uomo e una donna”. “Questa – si legge ancora nell’editoriale – è la differenza, che fa la differenza. Non si nega alcun diritto ai gay, quando ci si rifiuta di riconoscere alla loro convivenza un carattere coniugale, così come non si nega alcun diritto a una coppia di amici, quando non si riconosce alla loro amicizia rilievo giuridico. La questione è tutta qui – conclude ‘Avvenire’ – discutiamone pacatamente e lucidamente e lasciamo da parte accuse, biasimi, ironie, invettive, che sostituiscono al buon uso della ragione un cattivo uso dei sentimenti, delle passioni ideologiche e delle emozioni”.