Spiagge, cala da 90 a 20 anni il diritto di superficie per i balneari

Dopo le osservazioni del Quirinale e quelle, più aspre, dell’Ue scende da 90 a 20 anni il diritto di superficie relative alle spiagge italiane per le imprese balneari, che dovrà, inoltre, essere rilasciato nel pieno rispetto dei principi di ‘economicità, efficienza e imparzialità’ sanciti in sede comunitaria. Come dire, dunque, tramite aste pubbliche e con canoni adeguati.

Le modifiche al decreto. È quanto stabilito dalle rivisitazioni del decreto sullo Sviluppo pubblicato in Gazzetta ufficiale ieri sera, venerdì 13 maggio, in seguito alle osservazioni pervenute dal Quirinale, che ha chiesto di ritoccare il pacchetto di misure stabilite in precedenza dal dicastero dell’Economia, e alla procedura d’infrazione avviata dalla commissione Ue sulle liberalizzazioni delle spiagge italiane. Per il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla “la riformulazione voluta dal Quirinale del decreto sviluppo prevede l’ asta al 2015 per le concessioni demaniali e una durata di 20 anni delle concessioni stesse. In sede di conversione del decreto valuteremo quali emendamenti presentare per eliminare parti del testo”. “Noi ritenevamo più opportuna la nostra formulazione che prevedeva 90 anni di concessioni e un’ istanza anziché una gara. Detto questo, il presidente va ringraziato per aver firmato il decreto. E comunque 20 anni è già una proposta buonissima rispetto alle attuali previsioni, ossia rispetto all’assoluta mancanza di certezze”.

Le reazioni. Parzialmente soddisfatte le varie associazioni ambientaliste che la scorsa settimana si sono fatte più volte sentire, con il verde Bonelli che, pur apprezzando l’intervento del presidente della Repubblica, continua a tuonare contro la concessione del diritto di superficie, “il vero mostro giuridico che il Governo ha inserito nel decreto Sviluppo”. “Per questo confermiamo la manifestazione del 18 giugno a Ostia contro la privatizzazione e la cementificazione delle spiagge italiane”.
Drastico il Sib (Sindacato italiano balneari), Confcommercio, con il presidente nazionale Riccardo Borgo che parla di “profondo sconcerto”.
“Come è possibile che si predisponga un testo importante e fondamentale per 30mila aziende e che nel giro di pochi giorni venga modificato”. “Il provvedimento – ha dichiarato Borgo- così com’è è inutile e dannoso. Inutile perché comunque già esiste una legge che, dal 2016, consente di avere la concessione di 20 anni”. “Nello stesso tempo il decreto va a inserire una profonda diversificazione, per la quale sarà doveroso approfondire molti aspetti. Il nostro riferimento è il Parlamento e, quindi, chiediamo che tutti i provvedimenti che riguardano il mondo balneare vengano tolti dal decreto sviluppo”.
“Soluzione positiva”, invece, per Assobalneari-Roma, attraverso le parole del presidente Renato Papagni: “la soluzione del diritto di superficie a 20 anni rilasciato automaticamente ai concessionari ci trova d’accordo perché ci permette di uscire dalla Bolkestein passando da un regime di servizi ad uno di diritto di superficie. Dobbiamo cercare di intervenire, invece, sulla definizione temporale del diritto che gli operatori potranno chiedere, tramite evidenza pubblica, o allo scadere di questo primo ventennio o anche in corsa. Solo per fare un esempio, se un distretto turistico balneare, sul modello rappresentato pochi giorni fa dal ministro Tremonti, presenta un piano di interventi e di investimenti tale da contemplare anche opere di pubblica utilità a reddito zero, che richiedono congrui periodi di ammortamento dei capitali investiti, va da sé che il successivo diritto richiesto debba poter andare oltre la soglia dei venti anni, raggiungendo, in extremis, quella dei 50 anni”.

Marco Notari