Un doppio spettacolo in chiusura della Biennale Danza di Venezia

Domenica 15 maggio due le occasioni per assistere agli spettacoli di danza contemporanea a Venezia – Domenica 15 maggio si concluderà la rassegna di danza contemporanea della Biennale Danza di Venezia e, per l’occasione, saranno in programma due spettacoli: Talent on the Move della Rotterdam Dance Academy e Project, don’t look now del Performing Arts Research And Training Studios di Bruxelles.

Alle ore 18 saliranno sul palco del Teatro Malibran i danzatori della Rotterdam Dance Academy che proporranno uno spettacolo composto da coreografie d’autore come Ji?í Kylián, Nacho Duato o Mauro Bigonzetti insieme ad altre realizzate ed ideate da nuovi artisti, alcuni diplomati proprio all’accademia olandese, tra cui Regina van Berkel, Neel Verdoorn, Bruno Listopad, Jérôme Meyer e Isabelle Chaffaud. Nello spettacolo verranno presentati ad esempio 7 van de 24, di Regina Van Berkel, che si ispira a 7 dei 24 preludi di Chopin, Once a Tango di Neel Veerdom, Un del coreografo portoghese NBruno Listopad o Master of Puppets che concluderà il programma con la creazione di Jérôme Meyer e Isabelle Chaffaud.

Alle ore 20, invece, il Teatro Piccolo Arsenale ospiterà Project, don’t look now: lo spettacolo nato da tre settimane di workshop a cui hanno partecipato 12 allievi del ciclo di ricerca del P.A.R.T.S. con Xavier Le Roy, coadiuvato da Mårten Spångberg. Le Roy, uno degli esponenti della non-danza, vuole esprimere attraverso le sue creazioni un pensiero radicale che rifiuta il teatro di rappresentazione, proponendo operazioni concettuali in cui tutto è danza.
Il lavoro effettuato con gli allievi affronta la coreografia attraverso le regole del gioco e indagando le relazioni che si instaurano, i processi che iniziano e i risultati che vengono ottenuti. I movimenti e le loro specificità, quali elementi vengono percepiti come coreografia, cosa unisce movimenti, coreografia e performance e il tipo di relazione che si produce con gli spettatori sono gli elementi alla base di Project, don’t look now.

Beatrice Pagan