Lactalis: la testa di Parmalat resterà in Italia

Dopo l’ok della Consob all’Opa di Lactalis su Parmalat la multinazionale francese ha reso noto il suo progetto industriale, emerso proprio dal prospetto informativo per l’Offerta pubblica d’acquisto da 3,4 miliardi di euro comunicato alla Commissione nazionale per la Borsa italiana. Progetto industriale che, come si apprende dal documento, non avrà ripercussioni sul livello occupazionale e sull’italianità del gruppo di Collecchio.

I programmi di Lactalis. Acquisizioni mirate, fusioni infragruppo e la garanzia che non ci sarà nessun impatto a livello occupazionale sono alcuni dei punti salienti del progetto industriali del colosso transalpino per il rilancio di Parmalat.
Lactalis mira a rafforzare “la capacità di Parmalat di porsi come gruppo italiano leader” nel settore del latte, sia “attraverso un percorso di crescita organica, sia attraverso acquisizioni mirate”. La multinazionale transalpina, ancora, non prevede ad oggi “operazioni che possano avere un impatto sui livelli occupazionali e sull’organizzazione dei siti produttivi e distributivi di Parmalat”, riservandosi “di valutare l’opportunità di procedere, anche nei dodici mesi successivi alla data di pagamento, a fusioni tra società italiane facenti capo” sia a Lactalis, sia a Parmalat, “o altre operazioni straordinarie anche al fine di favorire lo sviluppo e o l’integrazione dei due gruppi”.

Il cda di martedì. Martedì prossimo il documento presentato alla Consob sarà analizzato dal cda del gruppo di Collecchio, che dovrà decidere se raccomandare o meno ai propri azionisti di l’offerta francese da 2,6 euro, 20 centesimi in meno rispetto a quanto Lactalis ha messo sul piatto dei fondi esteri per rilevare il loro 15,4% del capitale. I francesi, ricordiamolo, puntano alla conquista della maggioranza assoluta di Parmalat e per arrivarci sono disposti anche a indebitarsi fino a 7,7 miliardi (al 31 marzo il debito del gruppo era pari a 4,3 miliardi), considerati i 3,4 miliardi di finanziamenti messi sul piatto dal pool di banche straniere, vale a dire SocGen, Credit Agricole, Natixis e Hsbc, che sosteranno l’Opa.

Le rassicurazioni. Lactalis tenta anche di rassicurare i produttori locali, ricordando che non saranno penalizzati dal cambio di proprietà, timori che le tante aziende di latte italiane nelle scorse settimane hanno più volte sollevato. “La politica di approvvigionamento di Lactalis nel mondo – si apprende dal prospetto dell’Opa – privilegia la raccolta dai produttori locali e, conseguentemente, Lactalis non intende modificare la politica di acquisto del latte sinora perseguita da Parmalat in Italia”.
La società transalpina, inoltre, lancia una messaggio a governo e sindacati, ricordando che la sua intenzione è quella di creare “un campione di rilevanza mondiale con sede, organizzazione e testa in Italia, in grado di confrontarsi con i maggiori operatori internazionali” e che non sono previste operazioni “che possano avere un impatto sui livelli occupazionali”.

Marco Notari