Referendum, e-mail: Italiani votate, politici giocano con l’Ipad in Parlamento

Ipad: strumento di futura – e in quanto tale ancora poco conosciuta – utilità o gingillo elettronico da sfoggiare, senza tuttavia sapere bene per quale motivo lo si è acquistato? Una domanda che in molti, specie tra chi non può permettersi un acquisto nel dubbio, si saranno posti, ma che di certo non ha attanagliato i nostri parlamentari. Spendere alcune centinaia di euro, se si è senatori o deputati, non è un grosso sacrificio specie se la cifra viene investitita in qualcosa che combatta la noia. Nulla di filosofico, soltanto quella delle sedute a Montecitorio e Palazzo Madama.

Pubblicizzare i referendum – In questi giorni tra le caselle di posta elettronica di molti internauti circola una e-mail che ha un obiettivo ben preciso: divulgare informazioni sui quattro quesiti referendari che gli italiani saranno chiamati a votare il 12 e il 13 giugno. Voto che per molti è oggetto a una strategia, da parte dei media nazionali e in conseguenza di una volontà proveniente dal Governo, oscurantista con l’obiettivo di evitare che in quei due giorni si possa raggiungere il tanto agognato, e per alcuni temuto, quorum. Ostacolo, quello della soglia del 50% più uno degli aventi diritto al voto, che spesso si è rivelato insormontabile, un po’ perché a giugno il mare attrae più di quanto non lo facciano i seggi e un po’ perché gli italiani pare non abbiano ancora compreso cosa significhi la possibilità di decidere, una volta tanto, dal basso.
Per cercare di destare le coscienze dal torpore e dalla disinformazione, l’email contiene diverse fotografie in cui numerosi parlamentari della maggioranza vengono ritratti mentre sono intenti a giocare con i propri Ipad nel bel mezzo della discussione sul cosiddetto processo breve, da molti considerato come l’ennesima legge ad personam per facilitare – forse sarebbe meglio dire evitare – i rapporti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con la giustizia.
Il messaggio che cerca di essere veicolato è facilmente interpretabile: il 12 e il 13 giugno forse sarebbe il caso che gli ombrelloni rimanessero nelle auto e che, per una volta, si scelga di decidere con coscienza per questioni riguardano l’intero Paese. Non fosse altro che – stando alle foto – chi sarebbe pagato per fare le suddette cose, ha altro di cui occuparsi.
Hanno acquistato l’Ipad e speso tutti quei soldi: vorreste, adesso, che non lo usassero?

Simone Olivelli