Amministrative, la breccia di Pisapia: prime crepe nel governo Berlusconi?

Al di là delle assonanze, quel che si è verificato ieri nella città di Milano potrebbe diventare – qualora il vantaggio acquisito dal centrosinistra venisse capitalizzato, con le opportune alleanze, in occasione del ballottaggio – la spada di Damocle sulla testa del governo nazionale.
Sarebbero potute essere soltanto elezioni amministrative, ma a tramutarle in altro è stato lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, confortato dai successi elettorali degli ultimi anni, ha scelto la stessa strategia di sempre: andare alle urne avrebbe avuto un doppio significato poiché, se ufficialmente si sarebbe scelto il sindaco che dovrà guidare la città per i prossimi cinque anni, l’esito proveniente dallo scrutinio avrebbe misurato il consenso che l’elettorato milanese – quello da sempre vicino al destino del Cavaliere – attribuisce alla coalizione nazionale di maggioranza. Berlusconi, anche ieri all’uscita del seggio, ad alcuni sindaci della provincia, aveva dichiarato: “Non è pensabile che Milano non sia governata da noi. Noi guardiamo al futuro e non può essere governata da chi guarda al passato”.

Forbice del 6,4% – E invece, a dispetto della capacità immaginale del presidente del Consiglio, l’impensabile potrebbe diventare realtà: il primo turno delle elezioni amministrative potrebbe chiudersi con una forbice percentuale, che separa il candidato di centrosinistra Giuliano Pisapia dal sindaco uscente Letizia Moratti, pari a 6,4: 48% per il primo e solo 41,6% per la seconda. Cinque anni fa la Moratti al primo turno conquistò quasi il dieci per cento in più delle preferenze.
Il day after sarà, invece, quello delle riflessioni ma forse anche quello degli smarcamenti: la Lega Nord non ha esitato, sin dalla pubblicazione dei primi exit poll, a nascondere la propria irritazione per il modo di condurre gli ultimi giorni di campagna elettorale da parte degli esponenti del Popolo della Libertà. La ricerca dello scontro e della delegittimazione dell’avversario non hanno portato gli esiti sperati: dare del terrorista a Pisapia è servito soltanto a convincere gli indecisi circa la debolezza del sindaco uscente, ma la stessa personalizzazione dei comizi operata da Berlusconi, questa volta non è stata utile a conquistare il voto degli indecisi, né di quelli che erano intenzionati a trovarsi altro da fare pur di dimostrare la propria disaffezione nei confronti di una politica sempre più distante dagli interessi collettivi.
Collettività che Berlusconi, con il passare degli anni, ha sempre inteso come sinonimo di arena da cui trarre l’acclamazione popolare, balsamo per l’ego e valida assicurazione per dare credito al proprio agire. Ma forse il vento sta per cambiare. E ormai è troppo tardi per considerarle soltanto elezioni amministrative.

Simone Olivelli