Nucleare: Plebiscito della Sardegna contro il ritorno al nucleare

Nucleare – Alta affluenza alla consultazione regionale, quasi unanime il no al ritorno delle centrali. Esulta l’opposizione, soddisfazione di Cappellacci: “Non accettiamo decisioni calate dall’alto“.

La Sardegna dice no – Non sono solo i risultati delle elezioni a preoccupare Berlusconi, il calo dei consensi soprattutto visibile sul nucleare. La Sardegna ha già detto no, a giugno gli Italiani potrebbero definitivamente bocciare la linea energetica di ritorno all’atomo del governo.
Il plebiscito sardo di sì anti atomo ha fatto registrare un coro di applausi che sull’isola è stato bipartisan: prima per l’alta affluenza alle urne (6 elettori su 10 hanno risposto al quesito referendario), poi per i risultati (i sì superano di gran lunga il 90 per cento).
Festeggiano ambientalisti e i partiti che hanno sostenuto la prova referendaria. “Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza dei cittadini. Nonostante il silenzio di molti media, l’enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico“.
Ora l’incubo nucleare va abbandonato, insieme ai trucchetti per riproporlo tra due anni: gli italiani hanno il diritto di votare al referendum del 12 e 13 giugno per spazzare via ogni velleità di riaprire le centrali“, ha aggiunto Stefano Leoni, presidente del Wwf.
I Verdi parlano di “vittoria nonostante il bavaglio“, mentre per la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi, “il messaggio è arrivato chiaro e forte“. E per il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando “il raggiungimento del quorum dimostra che la scelta nuclearista del governo è scellerata ed errata“.

Ma anche il presidente della Regione, Cappellacci, di centrodestra si era schierato contro il ritorno all’atomo, invitando i cittadini ad andare a votare.
Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte a una scelta da cui dipende il nostro futuro“, ha commentato proprio Cappellacci. “La percentuale di sì va oltre ogni aspettativa e rappresenta un record rispetto alle più recenti consultazioni referendario. Ora si deve giocare la partita del modello alternativo per far arrivare le rinnovabili al 40%, mentre un 30% dovrà venire dal metano, un 10% dal carbone pulito e solo un 20% da fonti tradizionali“.

 Matteo Oliviero