Lega-Pdl: l’asse potrebbe scricchiolare presto

Dopo i risultati delle ultime elezioni amministrative, per Silvio Berlusconi e Umberto Bossi è tempo di analisi. Ma i due leader di governo, alleati di ferro, hanno deciso di studiare da soli le loro carte, convocando ognuno un vertice con la dirigenza dei loro partiti per fare il punto della situazione. Nessun incontro diretto tra i due al momento, solo – si vocifera – una svelta telefonata per commentare la “disfatta” della Moratti. Poi il Senatur e il Cavaliere si sono chiusi in consiglio con i loro più fidi collaboratori per approntare una strategia di rilancio. Obiettivo prioritario è, tanto per i berluscones che per i padani, “riconquistareMilano. Da lì si deve partire per dare nuova ninfa a un’alleanza decennale. E se ciò non dovesse succedere, la Lega e il Pdl potrebbero anche ipotizzare di dirsi per sempre addio.

La cautela dei due leader – Che il voto di Milano non fosse un voto di valenza locale lo avevano capito tutti da molto tempo. Grazie, anche, al contributo di Silvio Berlusconi che, in campagna elettorale, aveva più volte incalzato i meneghini, invitandoli a segnare una crocetta sul suo nome per dare un colpo ai magistrati politicizzati. Una personificazione della campagna che, all’indomani del cocente risultato, ha sollevato un vespaio di polemiche, ringalluzzendo i leghisti che avevano storto il naso di fronte al piglio personalistico che il premier aveva voluto conferire alla tornata milanese. All’indomani della debacle ai piedi del Duomo, il Pdl e la Lega si ritirano nelle loro stanze. Né Silvio Berlusconi né Umberto Bossi hanno al momento rilasciato dichiarazioni pubbliche, preferendo mandare avanti i loro pasdaran più telegenici. Il motivo sta in una cautela che i due leader devono garantire per evitare di fare passi falsi.

Riprendere Milano – Il momento, infatti, appare troppo delicato. Se la Moratti non dovesse riuscire a centrare l’obiettivo e consegnasse le chiavi della città a Giuliano Pisapia, il “vento di cambiamento” potrebbe trasformarsi in una tormenta per il centrodestra. E non solo a Milano. Bossi e Berlusconi sanno che a Milano si giocano una partita che vale la tenuta della loro alleanza e per questo evitano di inciampare in dichiarazioni e commenti scivolosi. La priorità adesso è “riprendersi” Milano e riprendere in mano l’agenda politica che impone di proseguire lungo la via delle riforme. Se a Milano la Moratti (e tutto il centrodestra mobilitato) dovesse fallire, la situazione apparirebbe per certi versi disperata.

Lo spettro del divorzio – Al leader del Carroccio, infatti, non sfugge che la vittoria di Pisapia equivarrebbe a una sonora bocciatura per il presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi, vinto a casa sua, avrebbe a quel punto un’irta salita da affrontare con i “Responsabili” sempre più pressanti nella richiesta di incarichi (a cui forse non potrà più concedere nulla) e con la Lega interessata a incassare solo la riforma sul federalismo. Da Milano potrebbe giungere un vento insidioso, capace di destabilizzare alleanze decennali e di agevolare l’avvio di una fase di radicale cambiamento. Per ora i due leader latitano, centellinano le loro uscite pubbliche e si promettono fedeltà eterna, ma il verdetto di Milano potrebbe cambiare ogni cosa. Come in una famiglia, Bossi e Berlusconi starebbero insomma tentando di mantenere in piedi un matrimonio già stanco per il bene dei figli – in questo caso le riforme – ma l’incognita milanese potrebbe condurli all’irrimediabile divorzio.

Maria Saporito