Il Terzo Polo non sceglie sui ballottaggi

Chiamati ad esprimersi sui ballottaggi più attesi del Paese (quelli a Milano e a Napoli), ieri i tre leader del Terzo Polo hanno ufficializzato la loro linea, mandando agli elettori un messaggio pilatesco: scegliamo di non scegliere. Né Moratti né Pisapia, né Lettieri né De Magistris: siano i cittadini – è stato il cuore del ragionamento dei terzopolisti – a scegliere il candidato sindaco più convincente e a barrare sulla scheda il nome giusto. Una decisione destinata a rendere l’esito dei ballottaggi ancora più incerto e la vigilia ancora più tesa. Con buona pace di Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli e Gianfranco Fini, uniti nell’indecisionismo elettorale.

Una decisione impossibile – A ben pensarci l’impresa era titanica: come mai avrebbero potuto Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini confluire su un unico nome nei ballottaggi di Milano e Napoli? Nel capoluogo meneghino, infatti, la voglia del leader di Fli di dare una sonora “sberla” al presidente del Consiglio non gli poteva certo consentire di benedire Letizia Moratti né si poteva chiedere al moderato Casini di indossare la maglia di supporter del “Masaniello” De Magistris. Come uscire allora dal cul de sac? I due leader politici – spalleggiati da Francesco Rutelli – hanno deciso di evitare ulteriori insidie legittimando i propri elettori a fare di testa loro. Nessuna indicazione, dunque, a Milano e Napoli la parola d’ordine sarà mani libere. Come dire: all’imbarazzo dei politici, subentri il buon senso dei cittadini.

Palmieri: Né Moratti né Pisapia – “Non siamo noi dirigenti nazionali a dover dire cosa dovranno fare i singoli candidati sindaci – ha subito precisato nel corso della conferenza stampa convocata ieri il leader dell’Udc Casini – Sono Manfredi Palmeri e Raimondo Pasquino ad averci messo la faccia e sono loro gli unici legittimati a decidere cosa fare da qui al ballottaggio”. E infatti i due candidati terzopolisti che  a Milanoe a Napoli sono usciti di scena hanno continuato a metterci la faccia. Ma alla loro maniera: “Noi staremo con noi stessi – ha spiegato Manfredi Palmieri – perché non ci interessava un’operazione mordi e fuggi ma una a largo respiro. I cittadini ci hanno votato per dare vita ad un cambiamento. Cambiamento significa una forte critica nei confronti di chi ha governato finora, ma cambiamento – ha precisato il mancato sindaco di Milano – non è certo Pisapia”.

Incognita partenopea – E a Napoli? “Non faremo alcun apparentamento o accordi di sottogoverno – ha chiarito Raimondo Pasquino – Il nostro programma è la stella polare cui faremo riferimento, e su questo De Magistris e Lettieri devono esprimersi. No al miracolismo dell’ultimo periodo della campagna elettorale”. Il resto sta tutto nelle parole dei big nazionali: “Chiunque pensi di creare divisioni nel Terzo Polo in vista dei ballottaggi e poi della prossima attività politico-parlamentare dei mesi che ci attendono – è stata la premessa del presidente della Camera, Gianfranco Fini – è meglio che cambi i suoi piani perché il Terzo Polo resterà unito“. E ancora: “Chi ha voluto politicizzare ed estremizzare queste amministrative – ha aggiunto il leader dell’Api, Francesco Rutelli – ha sbagliato. Proprio il turno di ballottaggio dovrà essere un’altra tappa della fuoriuscita da questo bipolarismo guerriero“.

Maria Saporito