Berlusconi contro Bossi: Basta con gli insulti. Ma il rischio di perdere Milano cresce.

Milano – Dopo l’insulto di Bossi che ha dato del “matto” a Pisapia, interviene Berlusconi chiedendo di abbassare i toni. Scartata anche l’ipotesi di una grande manifestazione a Milano, si pensa a messaggi in tv: “Spiegherò che il problema non è Pisapia, ma la città che ha in mente e i suoi sostenitori“. 

Abbassare i toni – Proprio ieri il leader della Lega, Umberto Bossi, commentando il prossimo voto al ballottaggio nel capoluogo lombardo, aveva giudicato Pisapia “un matto a cui non bisogna consegnare la città”.
Poi interviene Berlusconi, che ha costruito l’intera campagna elettorale milanese insultando i p e i giudici della Procura di Milano, solo perché indagano su di lui, e chiede di abbassare i toni: “Abbiamo già sbagliato troppo: basta dare del matto a Pisapia, basta parlare di “zingaropoli”, non è con gli insulti che riconquisteremo il cuore dei milanesi“.
Umberto sbaglia così facciamo soltanto il gioco della sinistra“. E’ il gioco delle parti, prima il premier insulta i giudici milanesi mentre Bossi chiede di abbassare i toni, ora è esattamente l’opposto.
Il premier, praticamente in silenzio dal risultato del voto aveva inizialmente pensato ad una grande manifestazione a Milano, con “Un milione di persone, per trasformare la battaglia di Milano in una grande questione nazionale“.
Si è fatta quindi strada l’idea opposta, quella di mostrarsi comprensivo verso coloro che non sono andati a votare e anche per quelli che hanno scelto Pisapia. Senza insultare l’avversario, come ha iniziato a fare ieri Bossi. Magari in tv.
Spiegherò che il problema non è lui, ma la città che ha in mente e le persone che lo sostengono: Milano è una capitale del lavoro e dell’industria, tra un paio d’anni l’Expo la porterà all’avanguardia nel mondo, non può essere governata da una sinistra che sa soltanto dire no“. Anche se non è con i no che Pisapia ha il 48% dei consensi.

Il caso Bossi – Berlusconi non manda giù gli insulti di Bossi a Pisapia, soprattutto sull’eccessivo razzismo verso gli zingari, che se da un lato aumenterà forse i voti leghisti, dall’altro metterà contro la Moratti tutta la Milano moderata e soprattutto cattolica. Le sparate di questi giorni contro i rom hanno indispettito la curia milanese e messo in allarme l’Arcivescovo Tettamanzi.
Anche in riferimento alle moschee il premier dice: “Ma stiamo scherzando? Milano è una città europea. Vogliamo scatenare una guerra di religione impedendo il diritto di professare la propria religione? La moschea non è un problema, semmai andrà chiarito che non potrà essere grande come il Duomo, che i sermoni andranno fatti in italiano, che non potrà essere un centro di predicazione fondamentalista“.

 Matteo Oliviero