Spagna, giovani in rivolta: Democrazia adesso. Manifestazioni anche in Italia

Da cinque giorni occupano la Puerta del Sol a Madrid, sono migliaia e non hanno assolutamente voglia di togliere le tende. Non solo metaforicamente. Sono giovani arrabbiati e hanno ufficialmente importato in Europa la rivolta dei giovani contro il sistema, contro un modo di legiferare e condurre la vita che ha tutta l’aria di tagliarli fuori dai giochi. Adesso, domani e chissà per quanto tempo ancora.
Per adesso ben lontani dalle proteste violente attuate dai coetanei nordafricani in Tunisia e Marocco, i giovani spagnoli hanno deciso di scendere in strada e occupare le piazze al grido di “Democracia real ya“.
Il fenomeno – in questo apparentato con gli eventi nel continente nero – è stato partorito da un sentimento di disagio coltivato nelle piattoforme virtuali. Quei social network che sempre più spesso abbandonano l’immagine di passatempo, per diventare laboratorio se non proprio politico, comunque sociale, dove confrontarsi e se è il caso far crescere la propria indignazione. Sentimento quest’ultimo che poi viene riversato nelle piazze perché, nonostante le potenzialità dei nuovi media, rimane la strada il luogo dove provare a ottenere ciò che spetta.

Ventiquattro punti – Gli ‘indignados’ hanno riassunto le proprie richieste in ventiquattro punti: a essere attaccato è lo status quo che vige in Spagna. La nazione guidata da Luis Zapatero, dopo i fasti di qualche anno fa, ha risentito pesantemente della crisi economica che ha portato anche alla presa di coscienza sullo stato della politica, e in genere della società tutta, nella nazione iberica.
I manifestanti chiedono riforma del sistema elettorale, il voto proporzionale integrale, il divieto di finanziamento privato ai partiti. Tutti punti collegati a quello che definiscono come un “bipartitismo tossico“. Ma le richieste non finiscono qui: c’è spazio anche per l’esclusione degli indagati dalle liste elettorali e per un referendum che dovrà decidere fra Monarchia e Repubblica in Spagna, ma anche una legge che stabilisca un “affitto sociale universale” e altre voci più legate all’utopia che al pragmatismo come trovare un ruolo per tutti gli esseri umani e l’abolizione delle leggi ingiuste.
Perché, anche se si è già nel terzo millennio e in pieno postmodernismo, le rivoluzioni hanno ancora bisogno dei sogni.

Vera democrazia subito – Appena giunte in Italia le voci delle proteste spagnole, il tam tam sulla Rete ha fatto sì che alcuni germi di protesta attecchissero nel nostro Paese. Nei prossimi giorni sono previste numerose manifestazioni per capire se il desiderio di ‘vera democrazia subito’ sarà condiviso anche nel nostro Paese. Stando a quanto riportato dal sito Agoramagazine “il banco di prova sarà domani sera: fra le 19.30 e le 20 sono stati organizzati raduni in diverse città d’Italia, a Bologna (piazza del Nettuno), a Torino (piazza Castello), a Milano (piazza del Duomo), a Roma (piazza di Spagna), a Padova (prato della Valle), a Pisa (piazza Garibaldi) ed a Palermo (teatro Massimo)”.
D’altronde, a pensarci bene, buona parte dei problemi di cui si lamentano i ragazzi spagnoli fanno parte del sistema Italia fino al midollo, la rabbia dei madrileni o dei catalani potrebbe benissimo essere quella dei romani, dei milanesi o dei palermitani. Certo lì c’è ancora il re e vorrebbero scegliere tra Monarchia e Repubblica, ma qui dalle nostre parti pare che ci sia qualcosa di cui solo gli italiani possono indignarsi. In nome della democrazia vera. Adesso.

Simone Olivelli