Porti e cantieri, esuberi in tutt’Italia

Il piano industriale di Fincantieri prevederebbe il taglio di 1.500 lavoratori e la chiusura di Sestri Ponente e Riva Trigoso. Lo scalo di Gioia Tauro deve rinunciare al traffico di Maersk, con la conseguente riduzione del 25% degli addetti che il calo dei volumi dovrebbe comportare. Sindacati e lavoratori, in allarme per la situazione dei porti e dei cantieri nautici nostrani, promuovono scioperi e sit-in per l’imminente crisi occupazionale del settore.

Il Piano Fincantieri. Ieri hanno scioperato per due ore, con tanto di presidio, i lavoratori allo stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente. La decisione dei sindacati è stata la conseguenza alle indiscrezioni di stampa secondo le quali il piano industriale che sarà presentato il 23 maggio conterrebbe la previsione di 1.500 esuberi, la graduale soppressione del cantiere di Riva Trigoso e la chiusura per tre anni di quello di Sestri Ponente. “Se il piano industriale di Fincantieri è quello anticipato dai giornali per noi è inaccettabile, perché significa lo smantellamento di due cantieri su tre in Liguria”, ha commentato il presidente della Regione, Claudio Burlando.
Dello stesso avviso i sindacati, anche perché nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, aveva fatto capire che davanti al calo della richiesta di navi, per sopravvivere Fincantieri dovrà “adeguare la sua capacità produttiva” al mercato.
Per l’Ad la società non intende “lasciare per strada nessuno”, ma deve rimediare a “sprechi enormi” perché “nessuno può permettersi pesi morti”. Tutto ciò, secondo i sindacati, si tradurrà, nella migliore delle ipotesi, in una proposta di uscita per mezzo di mobilità e incentivi per centinaia di lavoratori.

La fuga da Gioia Tauro. Intanto a Gioia Tauro, in Calabria, centinaia di lavoratori hanno organizzato un sit-in davanti alla direzione di Medcenter, la società che gestisce il porto della nota località meridionale, uno dei più grandi del Mediterraneo per volume di traffico. La protesta, che coinvolge tutti i sindacati, è la reazione alle voci di un imminente abbandono dello scalo da parte della compagnia danese Maersk.
La notizia è stata confermata dall’amministratore delegato di Medcenter container terminal, Domenico Bagalà, il quale ha annunciato che la compagnia lascerà Gioia Tauro per trasferire altrove la propria base. La naturale conseguenza di ciò sarà un esubero di personale che i sindacati stimano intorno al 25% della forza lavoro di Medcenter, che a Gioia Tauro da lavoro a 3.038 unità, di cui 1.100 diretti, 871 indiretti e 1.067 nell’indotto che si è creato intorno ai traffici marittimi.
L’Ad di Medcenter, ancora, ha fatto sapere di aver chiesto aiuti economici alla Regione per  affrontare questa situazione del porto calabrese, già critica da febbraio, quando la stessa Maersk aveva deciso di spostare parte del suo traffico su Porto Said,
Ma la decisione della società danese, in realtà, segue altre simili prese di recente dai francesi di Cma-Cgm, trasferitisi a Malta, e di Msc, che ha dirottato gli scali di alcune sue rotte di crociera al Pireo.

M.N.