Prato: una mostra sul legame fra arte e rock

Oggi, alle ore diciotto, verrà inaugurata a Prato un’esposizione il cui intento è quello di evidenziare il legame che esiste fra l’arte intesa nel senso più ampio e la carica energica ed immortale della musica rock. La mostra verrà allestita presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci. Luca Beatrice e Marco Bazzini, curatori della mostra, vogliono dimostrare come l’arte contemporanea ed il rock siano cresciuti e si siano sviluppati insieme, probabilmente come risposta, sempre critica e altisonante, ad una società schiava della propria smania di essere al passo con se stessa.

È facile intuire quale sarà il punto cronologico che costituirà il luogo di partenza di tale esposizione: nemmeno a dirlo, si tratta del millenovecentosessantanove. In quell’anno i Beatles si esibirono sul tetto della casa discografica Apple, Harald Szeemann curò “When Attitudes Become Form”, la prima importante mostra che aprì finalmente le porte all’arte contemporanea e, soprattutto, quello fu l’anno di Woodstock, evento che non ha nemmeno bisogno di essere spiegato. Cosa successe dopo l’ “anno zero” del rock and roll? Le tre icone il cui nome inizia per “J” (Janis, Jimi e Jim) passarono a miglior vita, il Progressive iniziò ad imporsi seriamente come genere musicale e Robert Smithson acquisì fama grazie alla propria Spiral Jetty.

Cos’altro accade negli anni settanta? I palcoscenici diedero il benvenuto ad uno degli artifizi meglio riusciti della storia del rock: Ziggy Stardust. Nel 1973 Achille Bonito Oliva organizzò la “Mostra Contemporanea”. Alla fine degli anni settanta nacque il punk, e anche musicisti mediocri ebbero i propri momenti di gloria ed entrarono nell’olimpo del rock anche a causa del proprio modus vivendi sopra le righe. È difficile non associare il termine “punk” al volto da ragazzino di Sid Vicious, morto giovanissimo. Che il punk abbia incentivato anche l’arte ad essere meno pretenziosa e più coerente con lo “schifo” e la confusione che regnavano sovrani nel mondo? È più che probabile: nel millenovecentosettantotto a al New Museum di New York furono esposti i lavori di artisti che rifiutavano le regole della prospettiva e che prediligevano una tecnica dilettantesca: difficile si tratti di una coincidenza. La linea immaginaria sulla quale proseguirà la mostra è sempre questa: tutti coloro che hanno voglia di trascorrere qualche ora fra Pink Floyd e Arte Contemporanea non dovranno fare altro che recarsi a Prato entro il sette agosto.

Martina Cesaretti