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Ubiquità televisiva, Berlusconi: Non lasciate Milano a Islam e zingari

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Più di centoventi ore di attesa, riflessione e creatività. A posteriori risulta più che giustificata la decisione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di ritardare il proprio commento sui risultati del primo turno delle elezioni amministrative: ci vuole tempo per fare bene certe cose, ci vuole pazienza – e forse anche coraggio – per interpretare positivamente quella che, da qualsiasi angolazione la si guardi, sembra proprio una disfatta. Di coalizione, ma soprattutto personale.
Il Premier ieri in versione ‘replicante‘ è comparso per ben cinque volte in altrettanti telegiornali: Studio Aperto, Tg4, Tg4, Tg1, Tg2. Stessa scrivania, pressapoco stesse domande o, per meglio dire, stessa possibilità di fare un mini comizio televisivo. Se nel gennaio del 1994 annunciò la propria discesa nel campo della politica, adesso diciassette anni dopo, e con la guida di quattro governi nazionali alle spalle, Berlusconi tranquillizza tutti: le amministrative verranno vinte, perché in fondo al primo turno non le si è perse, il governo nazionale è solido e i comunisti sono sempre comunisti.

Milano o Islamabad? – Il nodo principale per il pettine del centrodestra, dopo il voto di domenica e lunedì scorsi, è senza dubbio Milano: la città della Madunina, ma politicamente la città di Berlusconi, ha registrato una sorpresa con il sorpasso di Giuliano Pisapia, candidato del centrosinistra, su Letizia Moratti, portabandiera della coalizione del centrodestra e sindaco uscente.
Ieri sera il presidente del Consiglio è andato all’attacco degli avversari schiacciando forte sul pedale della paura: ha avvertito i milanesi che qualora, malauguratamente, decidessero di consegnare le chiavi di Palazzo Marino a Pisapia metterebbero a serio rischio il loro prossimo futuro, a partire dall’organizzazione dell’Expo 2015. Inoltre, con la sinistra al potere, il capoluogo lombardo diverrebbe una città caotica, totalmente islamizzata, piena di zingari e violenti.
Perché nel calderone degli attacchi senza frontiere c’è posto per tutti: stranieri, confessioni religiose diverse da quella cristiana, diversi, comunisti. Sì perché, come d’altronde è risaputo, proprio questi ultimi costituiscono l’origine di tutti i mali futuri di Milano.
Berlusconi, poi, dedicandosi a una sorta di numerologia applicata alla politica ha sostenuto che i dati fuorusciti dalle urne hanno parlato chiaro: il Pdl rimane il partito più apprezzato in tutta Italia, l’unico governo ammissibile – da chi? – è quello formato dalla coalizione di centrodestra, il Pd è un perdente cronico. Nessun accenno sul fatto che delle 53.000 preferenze personali che il Premier si aspettava, ne sono arrivate pressapoco la metà. Nessuna riflessione sui toni che il centrodestra ha usato, probabilmente facendo autogol, nel condurre la campagna elettorale.
Solo la speranza che, chi si è astenuto al primo turno, adesso, terrorizzato da quanto profetizzato dal presidente del Consiglio, si decida ad andare a votare scacciando i mostri, come nella migliore tradizione dei cartoni giapponesi anni ’80.

Napoli? Vittoria sicura – Per quanto riguarda invece il voto a Napoli, dove al ballottaggio si contenderanno la carica di primo cittadino, Gianni Lettieri per il centrodestra e Luigi De Magistris, esponente dell’Italia dei Valori, Berlusconi è convinto che i ‘napolitani‘ – i lapsus del Premier avrebbero fatto gongolare Sigmund Freud – sapranno scegliere ciò che è più giusto, dopo diciotto anni di mal governo.

Simone Olivelli

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