Videomessaggi di Berlusconi e Bersani: due casi diversi di packaging politico

Pier Luigi Bersani chiama al voto i propri elettori – sia quelli che si sono già espressi al primo turno delle amministrative, sia chi invece ha disertato l’appuntamento con le urne – e per farlo ha scelto un videomessaggio, così come fatto dal premier Silvio Berlusconi. Ma le similitudini tra i due finiscono qui.
Senza il dono dell’ubiquità – a dispetto di quanto sostenga Emilio Fede circa la par condicio – e comparendo soltanto su Youdem, la tv satellitare del Partito Democratico, Bersani si è rivolto a tutti coloro che vogliono ottenere un segno di discontinuità con la politica del centrodestra sia a livello locale che nazionale. In attesa dei ballottaggi, che si svolgeranno il 29 e il 30 maggio, è inevitabile constatare quanto la comunicazione politica dei due leader appaia diversa.

Packaging politico – Nell’era dell’immagine, anche la politica – o forse sarebbe meglio dire soprattutto la politica – risente delle capacità comunicative dei propri leader. E non è un mistero che Berlusconi abbia fatto la propria fortuna proprio su questo – oltre che sulla mancanza di una legge che disciplinasse una volta per tutte il conflitto di interessi – trasformandosi, specie in tempi di campagna elettorale, in televenditore capace di alzare i toni del confronto, o se si vuole dello scontro, puntando alla pancia dell’elettorato più che alla testa.
Omaggi last minute per tutti coloro che avessero deciso di cambiare idea proprio all’ingresso del seggio, battute subliminali, bando al politically correct, il campionario del berlusconismo nel corso degli anni ha mostrato una vastità di possibilità, per raggiungere il consenso, mai vista in tutta la storia della Repubblica. Da questo punto di vista, è fuor di dubbio che il leader del Pdl sia stato un innovatore.
Dall’altra parte, invece, il centrosinistra è stato spesso tacciato di essere rimasto ancorato alla dialettica politica novecentesca, dando a questa espressione sia un’accezione negativa, alludendo a quelli che lo stesso Premier definì ‘professionisti della politica‘, che un’altra un po’ più nostalgica, facendo in questo caso riferimento a un fair play ormai dimenticato.
Ciò che forse però si può asserire con relativa certezza è il fatto che l’ala riformista del palcoscenico politico italiano, nonostante abbia creato un nuovo partito all’americana – per utilizzare un’espressione che tanto piace a Walter Veltroni – continua a non riuscire a tenere il passo degli avversari.
Il discorso di Bersani andato in onda su Youdem sembra esserne un esempio.
Se nelle interviste di Berlusconi i grafici hanno permesso di mettere in bella mostra il logo del Pdl, durante il discorso del segretario del Pd, una bandiera del partito giace quasi completamente arrotolata alle sue spalle.
Mentre il Premier, come da tradizione, ha fatto leva sulle bruttezze del nemico, dipingendolo come estremista e violento, Bersani ha deciso di appellarsi al bisogno di cambiamento utilizzando espressioni come ‘vento nuovo‘ e responsabilità democratica.
L’attesa per i risultati finali delle amministrative, dunque, diventa duplice: non solo per capire chi saranno i sindaci eletti ma anche per capire la reazione che gli italiani avranno davanti a stimoli quasi opposti.
In tempi di packaging politico, quanta importanza verrà data ai contenuti? Nella speranza sempre che, da una parte e dall’altra, ce ne siano.

Simone Olivelli