Linkedin, esordio con il botto

Debutto con il botto quello di Linkedin ieri al Nyse di New York, paragonabile a quello di Netscape Communication e di Google, entrambi avvenuti nel 1994.
Il social network dei professionisti (e dei profili professionali) ha raddoppiato subito il suo valore di mercato, spiazzando le previsioni di tutti gli analisti finanziari e spianando la strada agli imminenti ingressi sui mercati di Facebook e Twitter. Tornano, però, i timori di una nuova bolla internet made in Usa.

Esordio record. L’entusiasmo dei mercati per il primo debutto in Borsa di un social network era ormai scontato e già all’apertura delle contrattazioni sulla Borsa di New York, alle 9,30, il titolo Linkedin ieri faceva registrare un boom di richieste di acquisti.
Mezz’ora dopo è arrivata la prima quotazione a 83 dollari, l’84% in più del prezzo di collocamento, pari a 45 dollari. Poco prima di mezzogiorno il titolo toccava quota 122 dollari, il massimo della giornata, per stabilizzarsi attorno ai 100 dollari nel pomeriggio e chiudere in serata a 94,25 dollari (+109,44%).

Record collocamento dopo Google. La vendita di 7,84 milioni di azioni ha fruttato a Linkedin 352 milioni di dollari, il più grande collocamento della storia di una società internet dopo Google. All’epoca del debutto il titolo Google era salito sopra al prezzo di collocamento di 85 dollari, ma solo del 17%, e molti analisti sostenevano che a quei prezzi la società fosse sopravvalutata. In realtà il titolo Google è continuato a rivalutarsi negli anni e ieri ha chiuso a 531 dollari.

Una bolla? I titoli Linkedin, con un rapporto prezzo/vendite pari a 14,7, sono oggi i più cari d’America, più di Google o Apple scambiati a multipli di 4 o 5 volte le vendite.
Per l’Ad Jeffrey Weiner, che possiede 2,3 milioni di azioni, è troppo presto per stabilire se si è di fronte ad una bolla o meno.
Con la quotazione Linkedin mira a  espandersi soprattutto all’estero.
“L’Europa in particolare è un territorio di grande importanza per noi”, ha confermato Weiner, che, come Reid Hoffman, non ha nascosto il rammarico per la sottovalutazione del titolo del 50% in fase di collocamento che ha finito per privilegiare i grandi clienti istituzionali delle tre società di venture capital coinvolte. Clienti che hanno potuto così realizzare un profitto immediato del 100% su azioni comprate a 45 dollari l’una.

M.N.