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Yemen: opposizione firma l’accordo. Strade bloccate a Sana’a

Prosegue la lunga trattativa fra Consiglio di Cooperazione del Golfo e governo per l’accordo che porterebbe lo Yemen verso un regime di transizione. Dopo il rifiuto di Saleh (avvenuto circa un mese fa) di accettare le sue dimissioni da Presidente lasciando spazio ad un governo di transizione, sono stati diversi i tentativi di dialogo fra le parti. Ma anche molti sono stati gli episodi sanguinosi che si sono susseguiti negli ultimi giorni. Non ultimo la morte di un civile ammazzato lungo la strada che porta all’aeroporto della capitale Sana’a ad opera di alcuni sostenitori del regime.

Tensioni che seguono immediate alla firma dell’accordo da parte delle opposizioni. Ieri, infatti, gli oppositori al regime hanno finalmente trovato l’unità per una decisione univoca. Sì, quindi, ad un accordo che imporrebbe a Saleh le dimissioni entro trenta giorni dall’entrata in vigore dell’accordo stesso. Dura la reazione dello stesso Presidente, che ha parlato di “colpo di Stato”, frutto “delle pressioni e dei piani stranieri”. Critiche cui è comunque seguita la sua dichiarazione di disponibilità alla firma. Una notizia che ha scatenato la reazione dei suoi stessi sostenitori: questa mattina centinaia di civili armati rimasti fedeli al regime hanno circondato a Sana’a l’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, dove erano riuniti alcuni ambasciatori occidentali insieme con il mediatore del Consiglio di Cooperazione.

Il tema di cui si discute in queste ore è, ovviamente il rifiuto di ieri, espresso da Saleh, di firmare l’accordo appena sottoscritto dalle opposizioni. Nessun via libera se prima non si definisce un meccanismo di applicazione. E’ per questo che l’opposizione stessa ha fatto appello agli Usa per esercitare pressioni sul Presidente yemenita. Un appello che difficilmente troverà una risposta immediata, dato che Obama è impegnato a gestire il delicatissimo rapporto con Israele e Netanyahu. Nel frattempo, per le strade di Sana’a anche i sostenitori del regime hanno iniziato a far sentire la loro voce. Da questa mattina strade bloccate nelle principali arterie della capitale.

Cristiano Marti