Berlusconi a Bossi, stanco: dipartimenti a Milano anziché Ministeri

La maggioranza si divide. Tra Lega e Pdl è guerra sulla proposta di Umberto Bossi di spostare due ministeri importanti al Milano. I vertici del Pdl, infatti, sono risultati del tutto contrari, e Berlusconi per il momento si barcamena promettendo che saranno trasferiti a Milano due dipartimenti, ed in futuro si vedrà. Poco contenti gli altri membri di casa Pdl e della maggioranza di governo. Bossi invece si dà un tono imperturbabile e non è disposto a cedere: vuole che a Milano si veda finalmente “arrivare un ministero di peso, quello che muove l’economia”, e con aria minacciosa avverte: “Parola data non torna indietro”. Come se le promesse in politica fossero mantenute poi molto spesso, tra dimissioni annunciate e mai arrivate, provvedimenti annosi mai iniziati, e molto altro cui siamo tutti diventati immuni a furia di assistervi. Berlusconi per ora non smentisce né conferma.

La mediazione di Berlusconi. Ci troviamo di fronte ai ballottaggi amministrativi, ed il momento è piuttosto delicato. Urge cercare di placare gli animi e prendere tempo. Il capo del governo Silvio Berlusconi cerca di salvare al momento la maggioranza da una frattura che potrebbe venire anche da un motivo del genere: a Milano vogliono i ministeri italiani. Afferma dunque, Berlusconi, che ad arrivare saranno perora dei dipartimenti. Non molto soddisfatti i leghisti, riguardo questo contentino. Vediamo intanto come l’hanno presa i vertici del partito di maggioranza. Il Popolo della Libertà pare essere di tutt’altro avviso rispetto alla Lega ed alle pretese che sta avanzando. Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni ha parlato di quest’idea come della “richiesta più pressante dei nostri imprenditori e dei ceti produttivi”. I due capigruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri al posto di questo decentramento atto a limitare il cosiddetto “potere di Roma ladrona”, come auspicato più volte da Bossi,  propongono più blandamente “conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma”, dicendo dunque tutto e nulla. Laconica la risposta di Bossi, che taglia rapidamente corto: “Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto di sì, a me basta”. E riguardo alle parole di Formigoni, Bossi lo invita senza mezzi termini a “stare zitto”.

In casa Pdl. I vertici del Pdl sono in queste ore davvero molto allarmati, e chiedono un vertice con Berlusconi. Quanto a Formigoni, risponde in modo sobrio e pratico all’invito di Bossi a tacere, ricordando a tutti che il leader del Pdl non comanda da solo, idea introdotta curiosamente dal leader del Carroccio, ma piuttosto bisogna considerare che “senza i voti del Pdl la proposta non va lontano”. Berlusconi si trova, a quanto raccontano i leader Pdl a lui più vicini, in un momento di riflessione durante il quale appare “stanco”, dato che viene continuamente tormentato e “tirato per la giacchetta dagli alleati”. E’ rimasto per tutto il giorno chiuso ad Arcore, il presidente del Consiglio, e, come si suol dire, non c’era per nessuno. Non ha nascosto un certo “sconcerto per lo spettacolo messo in scena dalla maggioranza”, come è stato detto ai giornalisti della Stampa: “Se si continua così non rimonteremo mai”, avrebbe commentato. Sempre a detta dei fedelissimi che fanno da portavoce ad un Berlusconi provato, il presidente del Consiglio sarebbe irritato sia con Bossi per aver tirato fuori un simile problema a pochi giorni dai ballottaggi, chiaro colpo basso, sia con gli esponenti del Pdl stesso, i quali non hanno contribuito a moderare i toni delle discussioni ma li hanno anzi inaspriti, creando maggior attrito tra le due parti principali della maggioranza. Bossi, d’altronde, non può che essere un leader scomodo e fastidioso, per quanto di utile (indispensabile) utilizzo.

S. K.