Eruzione Grimsvoetn come Eyjafjallajokull? Tutti i dati e le ipotesi

Grimsvötn come Eyjafjallajokull. Nella notte fra venerdì e sabato, il vulcano islandese ha iniziato a scagliare alla volta del cielo ceneri fino a 15 mila metri di altezza. La nube formatasi copre in queste ore un’area di oltre 200 chilometri di diametro sopra i cieli dell’Islanda, secondo le misurazioni degli esperti. I voli aerei locali sono stati ovviamente sospesi, con gran timore delle compagnie aeree europee, che lo scorso anno per motivi analoghi hanno dovuto bloccare i voli continentali perdendo in tutto circa due miliardi di euro. E’ intervenuta a placare gli animi l’autorità per l’aviazione civile islandese. “Terremo chiusa la zona fino a che non avremo le idee più chiare su quali effetti ha la cenere – ha infatti spiegato la portavoce dell’ente nazionale, Jordis Gudmundsdottir – e la nube per ora non investe il Continente. I problemi sono qui». Lo scorso anno l’eruzione dell’Eyjafjallajokull, come ricordiamo, aveva provocato la più grande chiusura dello spazio aereo in Europa in tempo di pace, primato per ora imbattuto e che le compagnie aeree sperano rimanga tale a lungo. Ci furono ben 100 mila voli annullati in Europa, e otto milioni di passeggeri rimasero a vagabondare per gli aeroporti, non nascondendo affatto di esser infuriati con le compagnie e le istituzioni tutte.

Le questioni tecniche che impediscono i voli. Il rischio per gli aerei, ad ogni modo, ed anche per i passeggeri, è da notare che non è solo quello della mancata possibilità di volo o di guadagno. Le polveri vulcaniche, in caso di provvedimenti intempestivi e che non limitino doverosamente i voli, rischiano di andare ad ostruire i motori dei jet. A detta degli esperti potrebbe darsi che il tipo di ceneri emesse dal Grimsvötn non causi danni di questo genere. “L’eruzione del vulcano non ha raggiunto una grande portata e resta ancora limitata sopra il ghiacciaio Vatnajökull”, ha spiegato il vulcanologo britannico Bill McGuire. Ma il Grimsvötn si trova sotto uno spesso strato di ghiaccio. “Ed è l’interazione tra l’acqua fredda e il magma caldo che comporta la formazione di particelle di dimensioni in grado di danneggiare i motori”, secondo le parole di Vatnajoekull.

Ipotesi ottimistiche e pessimistiche. “L’evento dello scorso anno aveva un carattere eccezionale, le ceneri dell’Eyjafjallajokul erano molto fini, quelle del Grimsvötn sono invece più grezze e destinate a precipitare al suolo assai più rapidamente”,  spiega invece il geofisico Pall Einarsson, dell’Università dell’Islanda. L’ultima eruzione di questo vulcano, del Grimsvötn, risale al 2004, e il risveglio non è di quelli che dovrebbero suscitare preoccupazioni. Ma non tutti sono d’accordo. Gli istituti meteo dell’Islanda avvertono che se l’attività vulcanica dovesse proseguire oggi  con la stessa intensità di ieri, la cenere non si fermerà certo lì dove si trova: potrebbe raggiungere domani mattina i cieli della Scozia, e proseguendo ancora si troverà entro giovedì sopra la Gran Bretagna, potendo arrivare anche su Francia e Spagna.
“L’Islanda – afferma Mike Burton, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia islandese – è potenzialmente una polveriera, con numerosi vulcani pronti a esplodere. Nessuno, però, è in grado di prevedere quando». Burton ricorda che «negli ultimi 100 anni hanno eruttato diversi vulcani: tutti sono a rischio, in particolare l’Hekla che si fa sentire ogni dieci anni. La sua ultima eruzione risale se non erro al 1999. E’ lecito e doveroso dunque aspettarcene un’altra tra non molto”.

S. K.