Funerali Yara: sì ai maxischermi, no alle telecamere

A dare l’ultimo saluto alla piccola Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate di Sopra trovata morta il 26 febbraio scorso a Chignolo d’Isola, dopo essere scomparsa tre mesi prima, saranno probabilmente in tanti. Un numero talmente grande di persone da prevedere la possibilità di installare degli appositi maxischermi, all’esterno della palestra comunale, per tutti coloro che non riusciranno a trovare un posto all’interno del palazzetto.
A essere esclusi dalla celebrazione saranno però i giornalisti, o meglio tutti quegli apparecchi che potrebbero trasformare il rito in un evento mediatico. A dichiarare che non sarà consentito introdurre telecamere e macchine fotografiche all’interno della struttura sportiva è stato il sindaco di Brembate di Sopra, Diego Locatelli.
La funzione religiosa sarà celebrata dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi e avrà inizio alle ore 11 di sabato prossimo.

Esami autoptici – Il ritardo con cui verrà celebrato il funerale di Yara è stato dovuto all’esigenza, da parte degli investigatori e dell’equipe di medici legali guidata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, di effettuare tutte le perizie del caso sul cadavere della tredicenne.
Purtroppo, però, fino a oggi gli esami non hanno aiutato granché le indagini: nonostante siano passati quasi novanta giorni dal pomeriggio in cui il corpo senza vita della ragazzina fu ritrovato in un campo abbandonato nella periferia di Chignolo d’Isola (dieci chilometri da Brembate di Sopra, ndr), ancora non si conoscono le modalità con cui è avvenuto l’assassinio.
I dubbi riguardano sia l’arma delitto utilizzata, sia il luogo in cui l’aggressione finale ha avuto luogo ma anche altre questioni non meno importanti come ad esempio i motivi che stanno all’origine delle poche macchie di sangue sui vestiti di Yara – anche se il corpo è stato ritrovato sfregiato da quasi dieci fendenti – oppure l’identità delle persone il cui dna rimase imbrigliato nei guanti della vittima. Due codici genetici appartenenti a un uomo e a una donna, che però a oggi sembrano essersi volatilizzati: gli inquirenti, infatti, hanno raffrontato i due campioni con il dna di centinaia di persone senza però ottenere alcun risultato.

S. O.