I Soliti Idioti: Ruggero e Gianluca De Ceglie fenomeno di genial costume

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:54

I Soliti Idioti: Ruggero e Gianluca ce l’hanno fatta; inizialmente non è stato così semplice come appare ora, la fortunata serie ideata e scritta da Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio e Martino Ferro (il cui nome viene spesso tralasciato dalla stampa) composta da mini-sketch comico-demenziali con picchi di non sense in stato di grazia è ormai un vero e proprio cult italico anagraficamente trasversale. Nell’ambito di un palinsesto televisivo che tende ad auto-cannibalizzarsi riproponendo all’infinito prodotti studiati attenendosi ad una formula che di oracolare ormai conserva ben poco ecco l’illuminata deflagrazione prodotta dall’arrivo di Ruggero e Gianluca De Ceglie.
Father and son è, a furor di popolo, la punta di diamante nel ricco bouquet di sketch proposti dalla sit-com trasmessa da Mtv. Fortunatamente la nota emittente televisiva ha creduto nel progetto che, in virtù della sua particolarità, necessitava i propri tempi al fine di attecchire trionfalmente; Mandelli stesso ha pubblicamente ringraziato questo “atto di coraggio” in controtendenza: “In una tv dove se sbagli la prima o la seconda si chiude, Mtv ha preservato il nostro progetto che solo poi dal secondo anno anche grazie a Youtube ha portato questi risultati. Senza la perseveranza il programma non sarebbe mai cresciuto. E nella tv spesso non viene data questa possibilità”

Ruggero e Gianluca De Ceglie: troppo facile liquidare questo mini nucleo infernal familiare come una manciata di minuti di grottesca ilarità. Ruggero provoca il divertissement disperato del quale parlava Pascal “Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici”. In fondo cos’è Ruggero De Ceglie? La macchietta di sé stesso, la fotocopia per nulla esasperata delle macchiette italiche reali. Di quelli che sono Cavalieri del lavoro e si abbuffano ai buffet, che fatturano milioni di euro e te lo ricordano senza garbo. Ruggero è un senza grazia al quale è capitata la sciagura peggiore per quella vecchia piccola borghesia cantata da Lolli “Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista oppure un figlio non commerciante“. Insomma un figlio come Gianluca…

Genialità senza moralismo: il turpiloquio di Ruggero, il suo leitmotiv “Dai cazzo!” e le altre perle di inarrivabile greve genialità altro non sono che uno specchio, per nulla deformato, di molta italianità e del suo costume. La nota consolante sta nel fatto che, quantomeno, riusciamo a ridere di questa miseria dilagante. Insomma nessuno tocchi Ruggero, alla medesima stregua di Caino.

Valeria Panzeri