Berlusconi: Dalla camorra tutelo Carfagna, mica Napoli

Come al solito, Berlusconi l’ha buttata là. A Napoli il Pdl avrebbe vinto candidando la Camorra… anzi no, la Carfagna. Ma andiamo per gradi. “Ho preso atto della sconfitta. Sono sicuro però che non ho mancato in nulla se non nel comunicare. Sono assolutamente fiducioso, abbiamo una maggioranza per fare le riforme e mi metterò a comunicare tutte le settimane”, ha detto ieri il presidente del Consiglio in occasione dei festeggiamenti per la Repubblica. Unico errore, la comunicazione? Proprio nel suo caso? Proprio dopo la multa salata che ha fatto prendere a tutti gli importanti tg nazionali che hanno pensato bene di trasmettere in diretta a reti unificate un messaggio del Premier, e si sono ritrovati un comizio elettorale che li ha fatti bollare di scorrettezza giornalistica dall’Agenzia Garante per le Comunicazioni. Sì, non ha comunicato. Per questo ha perso. Un confuso presidente del Consiglio appare in queste ore visibilmente tirato, appariscentemente affaticato nel mantenere il sorriso da smaglio guanciale. Quando si ride per non piangere, ovviamente il riso deve esser più fragoroso. E si arrampica su svariati specchi. Quello di minor buon gusto (sorvolando a piedi pari sulle varie battutine pubbliche sul “farsi sotto” gli escrementi fisiologici dalla cintola in giù) è senza timore di concorrenti il commento su Napoli: accidenti, lo sbaglio è stato non candidare la Carfagna. Ma non perché non ci si fosse pensato, no. Piuttosto, perché, e qui viene proprio il bandolo della matassa, “non volevamo consegnarla alla camorra”. Battuta quanto meno politicamente infelice, ma sicuramente poco vantaggiosa dal punto di vista della comunicazione, punto riguardo il quale il Cavaliere si era invece ripromesso di migliorare, “comunicando tutte le settimane, d’ora in avanti”.

L’errore è stato, secondo il Premier, nella comunicazione. Come nelle scenette: mi hanno detto che devo comunicare, per fare il politico: ok, lo farò una volta a settimana (mentre in realtà per comunicazione politica si intende per intero l’aura di passato ed atteggiamento presente che cammina assieme al personaggio, e che 31 processi giuridici in cui si è innocenti non aiutano, ormai, a rendere efficace). La battuta poco consona su Mara Carfagna (ma pare a tutti gli effetti non esser stata una battuta), dunque, l’ha buttata lì. Sbagliando, e tappandosi la bocca troppo tardi. Come per il caso avvenuto proprio ieri sul ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sbeffeggiato pubblicamente, o peggio, liquidato nella sua carica, con un secco “decido io, mica lui: lui propone e basta”, per poi scrivergli una nota di riparazione. Insomma, in queste ore si direbbe quasi che il presidente del Consiglio, quanto meno parli, tanto meno si imbrigli da solo.

Candidatura di Mara Carfagna. Andiamo ad analizzare le parole di un Berlusconi provato, preso in un momento in cui il subconscio parla da sé, nonostante il proposito di comunicare in modo efficace e “pubblicitario”. Cosa si può intendere, dunque, per “non volevamo consegnarla alla camorra”, cosa che quindi, a detta di Berlusconi, sarebbe successa se Mara Carfagna fosse diventata sindaco di Napoli? Mah. Qui le risposte dovrebbero essere davvero molteplici per evitare di cadere in interpretazioni faziose ed arbitrarie, e scegliere le più probabili. Del resto, non è lecito fare della psicologia da salotto in questa sede, ed al massimo si può notare un fatto oggettivo, anzi due: due candidati del Pdl arrestati il 3 maggio 2011 per reati di camorra, e forse rei di una colpa ancor più grave: era a loro che faceva riferimento il Premier, temendo per Mara, che potesse essere in pericolo o mischiarsi con brutte compagnie? Uno è ritenuto tra i maggiori responsabili di atti camorristici della zona, e si tratta di Salvatore Camerlingo, cugino del boss Salvatore Liccardi, tra le altre cose accusato di spaccio di droga e detenzione illegale di armi. L’altro è Armando Chiaro, del clan Polverino. Faceva, secondo le imputazioni, da prestanome per i camorristi che hanno per lungo tempo evitato di farsi confiscare i beni. Dei camorristi di casa Pdl, si temeva per la giovane Mara Carfagna, volendola tutelare a tal punto da non farla immischiare in queste cose? La stessa tutela dunque non spetta peraltro ai candidati senza gonnella, o più in generale agli italiani?

La commissione antimafia e l’eventuale apertura dell’inchiesta. Taglia corto Laura Garavini, capogruppo Pd nella commissione Antimafia ”E’ una frase che il presidente del Consiglio dovrebbe spiegare approfonditamente. In attesa di chiarimenti, ci sembra che confermi un fatto: l’entourage del Pdl a Napoli ha rapporti preoccupanti”. Ma è doveroso aspettarci che nelle prossime ore si smentisca tutto: non sono queste le cose che alcuno intendeva dire.

Sandra Korshenrich