Lodo Mondadori, Berlusconi: Giudici giudichino senza pensare alle amicizie

Con la ferita, causata dalla sconfitta alle elezioni amministrative, che ancora brucia e che minaccia di non rimarginare senza lasciare evidenti cicatrici che andranno a segnare definitivamente l’immagine – ritoccata già più volte nel corso degli ultimi mesi – di una maggioranza coesa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna a pensare agli affari di famiglia.
E tra di essi spicca su tutti la prossima sentenza della Corte d’Appello di Milano su quella che negli anni novanta venne conosciuta come la ‘guerra di Segrate‘ con il gruppo Fininvest che sfilò alla Cir, il gruppo di Carlo De Benedetti, il controllo del gruppo editoriale Mondadori con l’acquisizione delle quote appartenenti alla famiglia Formenton.
Nella causa civile in corso ai giudici toccherà stabilire a quanto ammonta il danno economico subito dalla Cir e di conseguenza quanto dovrà risarcire la Fininvest: nella sentenza del primo grado si stabilì una somma pari a 750 milioni di euro, cifra che Berlusconi definì una vera e propria “rapina” da parte di una magistratura che avrebbe l’obiettivo di “attaccare” il suo patrimonio.

Giudice Metta – Il processo civile iniziato nel 2007 è da intendersi una conseguenza di quello penale in cui vennero condannati in via definitiva il giudice Vittorio Metta e gli avvocati della Fininvest Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico. Il Tribunale, infatti, stabilì l’avvenuta corruzione da parte del gruppo della famiglia Berlusconi ai fini di ottenere un giudizio favorevole da parte di Metta che era stato designato per pronunciarsi sull’affaire Fininvest – Cir.

Il Premier e l’imparzialità – Silvio Berlusconi ha dichiarato di temere un giudizio che potrebbe tenere conto delle identità degli imputati e che quindi potrebbe essere fazioso. Nonostante la strategia di attaccare, quelle da lui definite come ‘toghe rosse’, non abbia pagato in sede di campagna elettorale, il Premier sembra deciso a tenere alto il livello della tensione: “Speriamo che i giudici giudichino secondo l’oggetto della sentenza e non secondo chi è amico e chi no“.

Simone Olivelli