D’Alema: Paese deve cambiare, via Berlusconi dal governo

Massimo D’Alema non ha dubbi: dopo il voto espresso dagli italiani nelle ultime tornate elettorali, qualcosa nel Paese deve cambiare. A cominciare dal governo, che deve fare un passo indietro per evitare di perdere altro tempo prezioso. “O si è in grado di dar vita a un governo di fine legislatura – ha detto il presidente del Copasir – o si toglie il disturbo e si va alle elezioni“. Ponendo come conditio sine qua non le dimissioni del presidente del Consiglio. E interpellato sulle future possibili alleanze: “Abbiamo vinto perché sostenevamo l’idea di una larga alleanza”, ha spiegato D’Alema, che ha poi aperto al Terzo Polo aggiungendo: “Il maggior partito di centrosinistra non sbatte le porte in faccia al partito dei moderati”.

Voglia di cambiamento – “Il Paese ha espresso una grande urgenza di cambiamento. L’attuale maggioranza ha una base di consenso ridotta a un terzo degli italiani. Di fronte a un quadro così mutato, è allarmante l’idea di un governo che vuol resistere altri due anni, non si sa bene a fare cosa”. Per il numero uno del Copasir, Massimo D’Alema, il tempo del “cambio di passo” è arrivato. Intervistato da La Repubblica, il dirigente del Pd ha intonato il suo de profundis al governo Berlusconi, profetizzando un avvicendamento considerato ormai improcrastinabile.

Verso le elezioni anticipate – “Quello attuale – ha ripreso l’ex ministro degli Esteri – è un governo doppiamente delegittimato. In Parlamento, dove c’è una maggioranza numerica raccogliticcia e nata da un mini-ribaltone dopo la rottura con Fini. E ora anche nel Paese, come dimostra il risultato delle amministrative. Ebbene, questi signori pensano di fare finta di nulla?”. Da qui l’aut aut irremovibile: “O si è in grado di dar vita a un governo di fine legislatura che possa fare qualcosa di utile per il Paese – ha detto D’Alema – o si toglie il disturbo e si va alle elezioni“.

Berlusconi alla porta – In qualsiasi caso, si è affrettato a precisare il presidente del Copasir, le dimissioni del premier devono considerarsi inevitabili: “Le sue dimissioni sarebbero comunque necessarie – ha puntualizzato il democratico – Senza l’opposizione non si fanno grandi riforme. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Ma prima se ne deve andare Berlusconi. Chi ci ha detto addirittura che non ci laviamo, ora non può venirci a dire ‘facciamo qualcosa insieme per l’Italia’”.

La larga alleanza con Casini e Vendola – E il nodo delle alleanze, che resta il “tallone d’Achille” del centrosinistra alle prese con schieramenti apparentemente inconciliabili (da Vendola a Casini)? “In questa campagna elettorale – ha osservato l’esponente del Pd – abbiamo registrato un comune sentire e una comune assunzione di responsabilità. Trovo straordinario che a Macerata il candidato di Sel sia venuto a sostenere il candidato dell’Udc. Come trovo interessante che la maggior parte dei candidati del Terzo Polo abbiano votato Pisapia a Milano. Mentre i politologi dicono che non si possono mescolare Vendola e Casini – ha continuato nel suo ragionamento D’Alema – gli elettori dimostrano che li vogliono mescolare allegramente”. Di più: “Abbiano vinto perché sostenevamo l’idea di una larga alleanza democratica – ha insistito l’ex presidente del Consiglio – Il maggior partito di centrosinistra non sbatte le porte in faccia al partito dei moderati. Se fossimo andati a votare dicendo ‘a noi del voto dei moderati non ci frega nulla’, non li avremmo convinti a votare i candidati del centrosinistra. E invece questo è accaduto e il risultato – ha concluso D’Alema – ci ha premiato”.

Maria Saporito