Lampedusa: tunisini ingoiano pezzi di vetro per dire no al rimpatrio

Si fanno sempre più frequenti gli episodi di autolesionismo con cui i migranti maghrebini giunti in Italia tentano di scongiurare il ritorno nei loro Paesi di origine. Nel centro di accoglienza di Lampedusa una decina di tunisini hanno ieri ingoiato lamette da barba e pezzi di vetro, rendendo inevitabile il loro ricovero nel poliambulatorio dell’isola. Le condizioni di salute di quattro di loro hanno spinto i sanitari di Lampedusa a predisporre il loro trasferimento nell’ospedale di Agrigento.

Proteste estreme contro il rimpatrio – I tunisini attualmente presenti nel centro d’accoglienza di Lampedusa sono circa 190 e per molti di loro si prefigura il rimpatrio. A causa dell’accordo siglato dalle autorità italiane e da quelle tunisine – che prevede il rimpatrio di tutti i migranti giunti in Italia dopo il 5 aprile – infatti, il sogno di libertà di molti stranieri potrebbe infrangersi presto, rendendo vani gli enormi sacrifici finora affrontati. Per evitarlo, alcuni maghrebini hanno scelto di ricorrere alla forma di protesta più estrema, facendosi autori di atti di autolesionismo. Come quello consumatosi ieri a Lampedusa, dove 10 tunisini, alloggiati nel centro d’accoglienza, hanno ingoiato lamentte da barba e pezzi di vetro.

Il timore di nuovi casi – Dopo il ricovero nel poliambulatorio dell’isola, per quattro di loro è stato predisposto il trasferimento, con l’elisoccorso, all’ospedale di Agrigento. “E’ chiaro che questi episodi di autolesionismo avvengono perché gli extracomunitari vogliono accelerare il trasferimento in altre strutture e al contempo evitare il rimpatrio – ha spiegato Pietro Bartolo, responsabile del poliambulatorio di Lampedusa – Una volta effettuate le radiografie, siamo costretti, per i casi più a rischio, a portarli in strutture attrezzate a intervenire nell’eventualità di perforazione intestinale. Temo che ci saranno altri casi”.

Maria Saporito