Furto Aiazzone: perché credevano che non fosse reato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:06

Il furto del 2 giugno alla Aiazzone. Ben 200 persone si erano date appuntamento presso i cancelli dei magazzini Aiazzone, azienda del bergamasco che ha fallito poco tempo fa, per saccheggiarli con il pretesto dei debiti del mobilificio. Molto clienti e dipendenti del mobilificio Aiazzone di Pognano della Bassa Bergamasca, infatti, tra i ladri di due giorni fa.
Già da circa un mese avvenivano in modo impunito furti saltuari da parte di ignoti, il che deve aver rafforzato le sicurezze dei 200 che si sono dati appuntamento durante il giorno della festa nazionale con tanto di camion ed autotreni, senza affatto preoccuparsi di agire in gran segreto per compiere il furto. Danneggiate anche parti dell’edificio stesso. Tutti quanti rispondono ora di furto con scasso, violazione di proprietà privata e danneggiamenti, oltre ad una serie di reati minori allo studio della procura.

Il reato, e le opinioni discordanti. Reato o atto lecito? Alcuni esponenti del Prc hanno deciso addirittura di annunciare l’intenzione di dare aiuto e solidarietà agli scassinatori, fornendo loro degli avvocati qualora non venga riconosciuta senz’altro la legittimità del loro atto. Buona parte d’Italia si è divisa sullo strano caso di un furto i cui protagonisti credettero non trattarsi di furto, ma di riappropriazione del tutto normale. Qui la falla culturale pare esser molto grave, e dover indurre a tutt’altro che a far sorridere, anche se la tentazione si affaccia di prendere alla leggera questa storia leggendola sotto l’ombrellone. Ma la gravità di pensare che non esista il reato di spoliazione, e che ci si possa vendicare di mancati pagamenti o altre forme di insolvenza scassinando proprietà e sottraendo quel che si vuole, è indubbia e crediamo debba far riflettere ed allarmare molto. Mentalità che fa parte del pragmatismo nordico? Non è lecito  avanzare ipotesi da psicanalisi o da sociologia da salotto, ma di certo qualche domanda sarebbe utile porcela tutti.

Sandra Korshenrich

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