Yara, dna dell’assassino: incongruenze di un’indagine che vaga

L’omicidio della piccola Yara. Il misterioso caso della scomparsa di Yara Gambirasio dello scorso 26 novembre non trova ancora un vero filo conduttore verso la realtà, ma anzi molti nuovi indizi si fanno strada senza portare a nulla, se non a brancolare ancora maggiormente nel buio, tra smentite, ipotesi, tesi ed antitesi che si avvicendano quotidianamente. Oggi sappiamo che sulle mutandine della tredicenne di Brembate sono state trovate delle sostanze biologiche che fanno da firma per l’assassino: il dna non mente. Eppure, non è risolutivo nemmeno questo, come andremo ad analizzare.

Incongruenze e misteri. Secondo quanto detto ieri sera, venerdì 3 giugno, durante la trasmissione Quarto Grado, la trasmissione condotta da Giorgio Sturlese Tosi, l’ipotesi più coerente sulla quale fare affidamento sarebbe quella dell’omicidio banalmente a sfondo sessuale, dato che della sostanza biologica maschile, secondo le ultime informazioni, è stata trovata sugli slip di Yara. Ma c’è un ma, ed anzi ce ne sono ancora molti. Il dna in questione non è stato trovato subito, ma solo in questi ultimi giorni, e la notizia è di ieri sera (l’ha anticipata la ben nota trasmissione già menzionata). Ma è poi davvero una notizia? A febbraio è stata ritrovata Yara, o meglio il suo corpo abbandonato nel campo tristemente famoso di Chignolo d’isola. Soltanto oggi è stato analizzato lo slip, che ha portato al rilevamento di un misterioso dna da analizzare? Questo caso è decisamente pieno di misteri che vanno oltre quello principale: le indagini stesse, o meglio le informazioni rese note al pubblico, sono cariche di incongruenze mediatiche di cui in queste pagine abbiamo già in passato parlato più di una volta, accanto ai numerosi misteri per ora inspiegabili riguardo l’accaduto (quelli nei link sono solo due esempi).

Tre diversi dna sul corpo di Yara. E’ da notare, dato che si parla di dna trovato sugli indumenti della giovane vittima, che questo di cui si inizia a parlare in queste ore non è l’unico il cui ritrovamento è stato annunciato durante le indagini. Era stato già trovato addosso a Yara del dna maschile e del dna femminile, ambedue su un guanto che si trovava nella tasca del giubbotto della giovane. Tutti e tre questi dna sono ad oggi senza una attribuzione. Si parla oggi di profilo genetico ricostruito, a detta di certa stampa. Ma né il materiale biologico di recente reperimento, né i due diversi dna dei mesi passati hanno portato ad alcunché.

Duemila dna esaminati. Come ricordiamo, in aggiunta alle analisi fatte su tutti coloro che avevano avuto in zona precedenti per stupro o trascorsi similari, ci sono state quelle cui tutti i conoscenti, compagni di scuola e di palestra, ed i relativi genitori e parenti, si sono sottoposti volontariamente già da tempo, donando un campione del loro dna. Si tratta di circa duemila persone che costituivano il circondario umano possibile o potenziale Yara. Tra di essi avrebbe dovuto annoverarsi anche l’assassino, dal momento che si tratterebbe, secondo le ipotesi più accreditate, di una persona che Yara conosceva e di cui si fidava. Si ipotizza da sempre, infatti, che la ragazza sia volontariamente salita in auto con qualcuno, accettando un passaggio che per carattere ed educazione no avrebbe accettato da estranei. Ebbene, i tre dna sono appartenenti proprio ad estranei, che paiono per di più scomparsi nel nulla.

Indagini. Si dovrebbe forse ampliare di parecchie migliaia il “parco dna”, prelevandolo da chiunque abbia alloggiato negli alberghi della zona in quel periodo, o si sia trovato di passaggio in zona, controllando carte di credito utilizzate in negozi e ristoranti, e rintracciando ovunque persone che potrebbero  anche solo aver camminato pochi momenti nei paraggi? A rigor di logica, sembrerebbe proprio di sì. Queste indagini sono a tutti gli effetti ferme, nonostante l’apparenza dei molti specchietti per le allodole che ci vengono propinati a mo’ di telenovela a puntate. Delle ricerche serie non sembra si stiano facendo, oppure si pensa che siano ormai inutili. Ma non inutile è considerata, a quanto pare, la narrazione della vicenda, una quotidiana e continua “vicenda che non c’è”, che accettiamo di sorbire sorso dopo sorso.
Si potrebbe a questo punto introdurre l’espressione “presa in giro pubblica”, ipotizzare l’”inettitudine, o finta inettitudine”, insinuare termini come “speculazione”, buttando lì l’espressione “mosse pubblicitarie”, per arrivare al più classico “vittima uccisa due volte”… ma ci fermiamo volentieri qui, senza neppure menzionare certi argomenti: si rischierebbe di raggiungere un livello informativo paragonabile con quel che si vorrebbe tentare di contrastare.

Sandra Korshenrich