Fisco, 155 giorni lavorati per pagare le tasse. Oggi il ‘Tax Freedom Day’

Dal primo gennaio, per 155 giorni, l’italiano medio ha lavorato esclusivamente per pagare le tasse, esattamente 40 giorni in più rispetto al 1980. Dal 5 giugno, che dai calcoli della Cgia di Mestre coincide con il giorno della liberazione dalle tasse, si lavora per sé e per pagare i debiti, giustamente.

Una data particolare. Per l’associazione degli artigiani mestrina tale giorno dovrebbe essere festeggiato dai lavoratori quanto il primo Maggio, anche se “in economia” visti i tempi e la pressione fiscale. Stiamo parlando del cosiddetto “Tax Freedom Day“, tipico dei Paesi anglosassoni, cioè il giorno in cui “si inizia a lavorare per sé” e non per le tasse. Ovviamente il Tax Freedom Day è una “ricorrenza” variabile, visto che questa giornata si “sposta” nel calendario, ma è rarissimo che retroceda anche di un solo giorno. Quest’anno per l’Italia la ricorrenza è caduta nella giornata di oggi domenica 5 giugno.

155 giorni per pagare le tasse. Secondo i calcoli della Cgia ad un italiano “onesto” servono ormai 155 giorni di lavoro per pagare la tasse. Solo dopo questi giornate il lavoratore incomincia a lavorare per la sua sopravvivenza e per il suo patrimonio, oltre che per pagare i debiti. “Lavorare sino al 4 giugno per lo Stato ci dà l’idea di quanto eccessivo sia il nostro fisco. Ormai sui contribuenti onesti grava una pressione fiscale che arriva a toccare il 51-52%, un carico che non ha eguali in Europa. Solo la Svezia e la Danimarca hanno un livello di tassazione superiore al nostro”, il commento di Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione imprenditoriale mestrina, che annuncia i dati del suo noto Ufficio Studi affermando come “su ciascun italiano grava un peso tributario annuo pari 7.359 euro”. Per questo Bortolussi lancia un appello: “Non ci sono giustizia ed equità nel continuare a pagare più degli altri, ricevendo in cambio servizi più scadenti in qualità e quantità. Bisogna abbassare le imposte, combattere l’evasione fiscale e tagliare le inefficienze presenti nel Pubblico impiego, come si sta facendo nei principali Paesi europei”.

Marco Notari