La Russa: Contento per Alfano, ho voluto io la sua nomina

Incalzato da Il Giornale, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha rimarcato la sua contentezza per la fresca nomina di Angelino Alfano a capo della segreteria politica del Pdl. Di più: “Io, con Ga­sparri e gli ex An – ha sottolineato il ministro – non ci sia­mo limitati ad accettare la se­greteria di Alfano, siamo sta­ti fra i fautori di questo pas­saggio”. E a chi sostiene che il trasferimento del testimone dal Cavaliere al Guardasigilli segni l’inizio del declino berlusconiano: “Al contrario – ha notato La Russa – que­sto è il passaggio da un parti­to che poteva nascere e mori­re con Berlusconi a un parti­to che, grazie alla leadership forte di Berlusconi, sa guar­dare oltre l’orizzonte”.

Ricominciamo da Alfano – “Ci si aspettava l’implosione, ma invece di deprimerci o restare a leccar­ci le ferite ci siamo immedia­tamente risollevati”. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non ha dubbi: la scelta di nominare Angelino Alfano nuovo segretario politico del Pdl dimostra la granitica volontà del partito di non intrattenersi troppo sull’autocommiserazione (dopo la debacle elettorale delle amministrative) e di ripartire spediti verso il rilancio. Non solo: intervistato da Il Giornale, al cronista che gli ha provocatoriamente chiesto se l’investitura di Alfano gli abbia procurato qualche mal di pancia dal momento che il suo ruolo di triumviro del partito subirà qualche ridimensionamento: “Sa­rei stato a disagio se avesse­ro nominato un mio coeta­neo – ha risposto il responsabile della Difesa – se Alfano avesse avuto 58 anni non mi sarebbe par­sa una scelta lungimirante”.

La difesa a spada tratta del premier – Quanto alle analisi di coloro che sostengono che la nomina dell’attuale ministro della Giustizia segni l’inizio della fine del berlusconismo: “Al contrario – ha scandito La Russa – Il gollismo è nato con De Gaulle, ma è vis­suto anche dopo. Ecco: que­sto è il passaggio da un parti­to che poteva nascere e mori­re con Berlusconi a un parti­to che, grazie alla leadership forte di Berlusconi, sa guar­dare oltre l’orizzonte”. E il suo commento sulla disfatta milanese, causata – secondo il parere di molti – dall’eccessiva esposizione del Cavaliere? “Quando perdi città come Milano – ha osservato l’ex aennino – non puoi dare inter­pretazioni così semplicisti­che e banali. Dopo 20 anni è chiaro che Berlusconi non può più essere motivo di spe­ranza, come era nel ’94, ma deve dare risposte. Solo che qui serviva un miracolo. Era pressato dalla crisi economica e dal­l’accanimento giudiziario – ha continuato La Russa – con l’aggravante dell’attac­co mediatico. E comunque io dico che senza di lui le ele­zioni sarebbero andate peg­gio“.

Maria Saporito