MotoGP, i piloti non vogliono correre in Giappone

MotoGP, gara in Giappone – Oltre alla F1 alle prese con il discusso rientro del Gran Premio in Bahrain, anche nel Motomondiale si sta discutendo animatamente riguardo il Gran Premio del Giappone, saltato lo scorso aprile a causa del violento terremoto che ha sconvolto lo stato nipponico e successivamente riammesso nel calendario 2011 grazie agli immani sforzi sia della DORNA (società che gestiste il mondiale a due ruote) sia degli organizzatori dell’evento subito al lavoro per riparare il circuito e renderlo perfettamente praticabile. Il problema però non consiste nei danni ad asfalto e strutture, bensì al più sentito pericolo radiazioni, visto che la zona sorge solamente a 150 Km dalla tristemente nota centrale nucleare di Fukushima.

Piloti contrari – Neanche le rassicurazioni di Shinya Nakano dopo un attenta verifica sul posto sono riuscite a placare paure e malumori, sopratutto tra gli stessi piloti: “”Credo che il 99% dei piloti non siano entusiasti di andare lì. Non posso dirvi io se andrò o no. Cercherò di ottenere informazioni su ciò che accadrà se decidessi di non andare, poi deciderò” A parlare è il campione del mondo Jorge Lorenzo, per una volta in linea con il pensiero del rivale Rossi: “Ezpeleta continua a dire che la gara si disputerà. Penso però che ci siano molti piloti che sono spaventati dalla situazione che c’è là. Questi sono i messaggi che sono arrivati a me. In ogni caso, credo che la cosa migliore da fare sia aspettare due o tre mesi e vedere come si sviluppa la situazione”

Condizione difficile – La paura quindi di essere contaminati dalle radiazione è forte, ma come dice Valentino bisogna ancora attendere un po’ di mesi, magari mandando un perito di parte che possa fugare ogni dubbio oppure bocciare categoricamente l’evento. Casey Stoner poi scopre anche un ulteriore problema: “La mia opinione è che che una gara di moto è la cosa più insignificante per il Giappone in questo momento, e gli sforzi che verranno fatti per ripristinare la pista forse dovrebbero essere destinati ad altri lavori più importanti. A mio parere, non credo che dovremmo andare” Effettivamente i giapponesi devono combattere con ben altre priorità in questo momento, ma Honda e Yamaha vorrebbero lanciare un messaggio di speranza ai proprio connazionali tramite la corsa, come a voler mostrare al mondo intero l’incredibile forza di uno stato ferito ma non abbattuto dalla catastrofe nucleare. C’è tempo sino ad ottobre, poi dovrà arrivare la decisine finale.

Riccardo Cangini