Bersani rilancia il Pd: Saremo il primo partito italiano

Il Pd alza la testa. Il segretario nazionale Pier Luigi Bersani, a conclusione della relazione pronunciata nel corso della Direzione del partito che si è svolta ieri, ha incassato l’unanime consenso dei suoi. “Vogliamo essere il primo partito italiano“, ha scandito Bersani, incensato anche dai veltroniani. E sulla polemica innescata con Nichi Vendola, indispettito dalla verifica di “affidabilità” richiesta dallo stesso segretario democratico: “Non sono un maestrino – si è difeso Bersani – dico solo che serve un patto chiaro”.

Bersani e l’orgoglio democratico – Galvanizzato dagli ultimi risultati consegnati dalle urne, il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, ha ieri proposto ai suoi una relazione che ha incassato unanimi consensi e strappato gli applausi di tutti i convenuti. Un vero e proprio trionfo per Bersani, che nel corso della Direzione che si è svolta  a Roma, ha rimarcato più volte l’intenzione di porre il partito al centro di una coalizione capace di mandare a casa l’attuale governo. “Ora vogliamo essere il primo partito italiano – ha detto l’ex ministro – e il soggetto primario dell’alternativa democratica e riformista”.

La benedizione dei veltroniani – Parole che hanno fatto gongolare anche Paolo Gentiloni, animatore insieme a Walter Veltroni e Giuseppe Fioroni della corrente minoritaria del partito: “Abbiamo apprezzato molto i toni di Bersani – ha detto – Ha posto l’accento sulle responsabilità che ci attendono. E ha parlato di un partito di centrosinistra che si rivolge a elettori progressisti e moderati, e non delega la rappresentanza dei moderati. In questo senso – ha insistito Fioroni – ho visto una sua rivalutazione di quella che chiamavamo vocazione maggioritaria“.

La polemica con Vendola – L’unico neo della giornata trionfale del segretario è stato quello relativo alla querelle con il governatore della Puglia, Nichi Vendola, che non ha apprezzato l’invito di Bersani a procede con una verifica dell’“affidabilità” degli alleati (Sel compresa) sul programma da sottoscrivere insieme. “Sono dichiarazioni pelose e meschine – ha tuonato Vendola – nessuno nel centrosinistra può mettersi in cattedra e considerare gli interlocutori come alunni da sottoporre ad esami”. Una polemica che il segretario del Pd ha tentato di spegnere poco dopo: “Non sono un maestrino – ha spiegato – è un fraintendimento totale di come sono le mie intenzioni. Ma serve un patto chiaro davanti agli elettori”.

Primarie forever – Quanto alla premiership da sostenere in previsione delle prossime elezioni: “Io ci sono – ha chiarito il leader dei democratici – ma non mi metto davanti al progetto, le leadership sono a valle: nella sequenza logica viene prima il progetto, poi le forze che lo sostengono e soltanto alla fine i leader. Noi che siamo gli inventori delle primarie – ha insistito Bersani – riteniamo preferibile il percorso delle primarie, ma c’è una sequenza logica e politica”.

Maria Saporito