La Lega vota contro la Costituzione, Governo battuto

Dopo lo strappo leghista di ieri, con il ministro Calderoli che aveva presentato un progetto di legge di iniziativa popolare per “territorializzare i ministeri e le altre amministrazioni centrali, nella notte il premier Silvio Berlusconi e il senatur Umberto Bossi si sono incontrati, insieme al ministro Giulio Tremonti, per un vertice di alcune ore sulle politiche fiscali da adottare nei prossimi mesi di governo.
Un “consiglio di guerra” evidentemente non sufficiente a ricompattare le truppe della maggioranza, che ancora oggi si sono spaccate al Senato: il Governo, dopo aver approvato solo grazie ai voti dell’opposizione un emendamento che ha incontrato parere contrario della Lega, è stato battuto due volte, finendo in minoranza.

Giuramento sulla Costituzione: la Lega non ci sta – Già da quando si sono avvertiti i primi scricchiolamenti interni al PdL e al berlusconismo, era parso chiaro che i vertici leghisti intendessero tornare a farsi interpreti della “pancia” del proprio elettorato, stanco di “accordicchi” di Governo e in preda alla nostalgia del “celodurismo” populista dei bei tempi andati.
Così, dopo aver lanciato la raccolta firme per “portare i ministeri al nord”, la pattuglia leghista al Senato ha voluto far parlare di sé esprimendosi contro un emendamento, sottoscritto da diversi gruppi parlamentari, che obbliga “coloro che occupano cariche pubbliche o assumono pubblici impieghi’ a giurare fedelta’ alla Costituzione italiana al momento dell’assunzione”.
L’emendamento, con parere favorevole del Governo, è comunque passato grazie al voto positivo delle opposizioni.

Troppi assenti, Governo in minoranza – I guai veri per il Governo, però, sono cominciati con il voto su un emendamento sostitutivo al primo articolo del ddl anticorruzione; a causa delle troppe assenze (ben 35 senatori della maggioranza non erano presenti in aula) le opposizioni hanno prevalso, rigettando il testo.
Un incidente di percorso che, per il sottosegretario alla Funzione Pubblica Andrea Augello, fa “cadere di fatto l’intero articolo 1 del provvedimento”.
Alla ripresa dei lavori il Governo è stato poi nuovamente battuto su un emendamento sulla “rotazione dei dirigenti sia nelle amministrazioni centrali che in quelle periferiche”.

Lega pronta alla campagna elettorale? – Il voto di oggi, al di là del peso politico di una bocciatura che mette a repentaglio un provvedimento cardine della propaganda imbastita dalla Lega per distinguersi dalla dubbia moralità berlusconiana, mette in luce ancora una volta una situazione numerica che, al Senato come alla Camera, ha reso il Governo vulnerabile, ad ogni votazione, alle “imboscate” dell’opposizione.
Difficile pensare che, in questa situazione, sia possibile portare avanti proposte di legge strategiche su fisco, ristrutturazione dello Stato, Costituzione…come la Lega e il PdL vorrebbero.
E non è da escludere che le “sparate” sullo spostamento dei ministeri e la fedeltà alla Costituzione non siano altro che i primi passi della campagna elettorale leghista per elezioni politiche sempre più vicine.
Le prime elezioni, con o senza Berlusconi, del post-berlusconismo.

Mattia Nesti