Melania, criminologo: Possibile delitto seriale, strano il modus operandi

Le indagini sulla morte di Melania Rea, la ventinovenne di Somma Vesuviana ritrovata senza vita in località Ripe di Civitella, in provincia di Teramo, lo scorso 20 aprile, sembrano andare avanti un po’ a singhiozzo in attesa dei risultati definitivi delle due autopsie, effettuate dall’anatomopatologo Adriano Tagliabracci, che dovrebbero essere depositati nel giro di dieci giorni.
Nell’attesa che dagli ambienti investigativi trapeli qualche aggiornamento sull’andamento dell’inchiesta, c’è anche chi ritiene che ipotizzare la presenza di un movente ben specifico all’origine del delitto potrebbe non essere la scelta corretta. Nel corso di queste settimane l’attenzione dei media e degli inquirenti si è concentrata sulla figura di Salvatore Parolisi, caporalmaggiore del 235° Rav piceno e marito della vittima: l’uomo, che fu l’ultimo a vedere Melania viva, pur non essendo inquisito, non avrebbe convinto completamente gli investigatori che puntano a fare chiarezza sulla versione dei fatti da lui raccontata.

Modus operandi – A pensarla diversamente sembrerebbe essere il Prof. Antonino Silvestri dell’Università Kore di Enna il quale, intervistato da Ilpuntoamezzogiorno.it riguardo al possibile profilo dell’assassino, ha dichiarato: “In più casi studiati questi soggetti hanno subito un’infanzia caratterizzata dal dominio e dall’oppressione della figura materna, che viene esercitata sui figli maschi creando un rapporto tra i due centrato sulle prescrizioni, le proibizioni e le punizioni. Col passare degli anni si verifica che i ruoli, all’interno del nucleo famigliare, vengono ribaltati per cui il bambino vive la madre come castrante e lo prepara ad un futuro adulto incapace di provare empatia, affetto o rimorso per un altro essere umano”.
Per il criminologo, “nel delitto Melania Rea il modus operandi e la notevole rabbia e accanimento nei confronti della figura femminile potrebbero aprire nuovi scenari principalmente in ambito investigativo e criminologico- criminalistico, tenendo conto con ciò del vissuto e del rapporto con la madre cattiva per definire i tratti caratteristici del presunto assassino seriale che lo spingono con notevole frequenza ad uccidere donne con determinate e specifiche caratteristiche“.

S. O.