Allarme Confindustria: In Italia la produzione è ferma all’estate 2010

Mentre in Italia il Governo auspica di poter proseguire il proprio lavoro fino a fine legislatura, per poter così portare a termine riforme essenziali per il bene del Paese come quella della giustizia, e il presidente del Consiglio, alle prese con gli attriti nati in seno alla maggioranza, soltanto qualche giorno fa dichiarava che gli italiani, al ministro dell’Economia Giulio Tremonti,dovrebbero fare una statua” come ringraziamento per aver evitato le conseguenze peggiori della crisi economica mondiale, da Confindustria arriva l’allarme: la produzione dell’Italia è stagnante, quasi ferma all’estate 2010.

Crescita minima – Nel rapporto sugli scenari industriali, redatto dal Centro Studi di Confindustria, si legge che l’Italia risulta un paese “schiacciato tra recessione violenta e ripresa lenta“. Per quanto riguarda la produzione industriale  il Belpaese “è quasi fermo ai livelli dell’estate 2010“, con un +0,1% di crescita media mensile da luglio 2010 a marzo 2011, “e dista dal massimo precrisi (-26,1%) ancora molto, -17,5%.
Il documento continua sottolineando che “l’Italia è scalata dalla quinta alla settima posizione, superata da India e Corea del Sud, avendo perduto 1,1 punti di quota», rileva il Centro Studi. Che avverte: con una quota del 3,4% della produzione manifatturiera globale, l’Italia «è ora a solo due incollature sopra il Brasile, che viaggia ad una velocità molto più sostenuta”.
Il Paese pur rimanendo “ad alta vocazione industriale, spicca per la flessione dell’attività registrata nell’ultimo triennio (-17% cumulato), doppia o tripla di quelle delle maggiori concorrenti (peggio ha fatto solo la Spagna)”, ciò fa sì che gli imprenditori nostrani si trovino a dover “essere tre volte più bravi degli altri” lavorando in un “contesto competitivo così carente”.
Questo il commento di Luca Paolazzi, direttore del Centro Studi: “La crisi ha provocato delle conseguenze molto pesanti. In tre anni è successo ciò che sarebbe accaduto in un periodo più lungo. Siamo in presenza di una svolta storica, preparata e anticipata dai trend del decennio precedente. Le variazioni delle quote sulla produzione globale la testimoniano”.

Simone Olivelli