Don Seppia, legale: I ragazzini offrivano sesso, lui rifiutava per morale

Paolo Bonanni, l’avvocato difensore di Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente detenuto da settimane nel carcere di Marassi con l’accusa di induzione alla prostituzione minorile, offerta di sostanze stupefacenti – utilizzate secondo gli inquirenti come esca per attirare a sé gli adolescenti – e tentato abuso sessuale su minore, ha oggi dichiarato quale sarà la strategia della difesa nella richiesta di rivedere l’ordinanza di custodia cautelare a carico del proprio assistito. Domani, infatti, verrà depositata la richiesta al Tribunale del riesame di Genova.
Dalle parole del legale emerge – al di là della validità giurisprudenziale degli appunti che verranno fatti ai giudici – il quadro desolante all’interno di cui si staglia il passato dell’ex parroco della parrocchia dello Spirito Santo: una vita sregolata, ai limiti – secondo gli inquirenti superati – dell‘illegalità.

Droga – Per quanto riguarda l’accusa di offerta di sostanze stupefacenti, in origine formulata come cessione, Bonanni ha detto: “Sosterremo che, come da giurisprudenza abbastanza consolidata della Cassazione, si debba trattare di un’offerta seria e credibile. Nel nostro caso, l’offerta non è stata né seria né credibile perché tutte le volte in cui l’indagato ha chiesto ‘ti piace la coca?‘ piuttosto che ‘usi coca?’ si è fermato li’, senza andare oltre a richiedere che il soggetto che ascoltava la conversazione o riceveva i messaggi, la voleva, non ha mai battuto il prezzo, non ha mai fatto assolutamente nulla che non sia la generica informativa ‘ti piace la coca?’, con risposta ‘si’ o ‘no'”.
Per l’avvocato, inoltre, i messaggi inviati da Seppia non sarebbero attendibili perché frutto dell’instabilità provocata dall’abuso di droghe e quindi non varrebbero come prove: “L’accusa di offerta non può essere credibile quando il soggetto, in stato di completo delirio da assunzione di stupefacenti sintetici, quindi non cocaina ma pastiglie tipo extasy, mandando un messaggio al proprio fornitore a Genova mentre lui si trovava a Milano alle 4 di notte, gli chiede ‘vieni, ho coca’. Questo, secondo noi, è totalmente inattendibile, anche perché segue altri 38-40 messaggi dal contenuto assolutamente irripetibile e palesemente delirante”. I contenuti irripetibili a cui ha fatto riferimento Bonanni probabilmente riguardano le invocazioni al demonio e le bestemmie di cui era protagonista l’ex prete.

La morale di Seppia – Secondo il suo avvocato, Riccardo Seppia si sarebbe fermato davanti alla possibilità di usufruire delle prestazioni sessuali di un minorenne. Inoltre, non sarebbe stato l’ex parroco a cercare il sesso a pagamento ma il giovane a offrirglielo: “Abbiamo riscontro agli atti della palese desistenza del Seppia, il quale rinuncia a incontrare il minorenne albanese di 17 anni, dicendogli che aveva paura e non voleva più incontrarlo. Per cui, a nostro parere, si configura una ipotesi di desistenza e, come tale, penalmente non punibile. Per quanto riguarda la sostanza del reato di induzione alla prostituzione, è pacifico che l’imputato sia stato contattato dal minore albanese, e non viceversa”.
Bonanni tuttavia ha ammesso che Seppia sia stato tentato dal fare sesso con il minorenne, al punto da contrattare anche sul prezzo della prestazione: “Seppia gli ha chiesto quanto fosse il corrispettivo e questo minorenne ha risposto che il corrispettivo sarebbe stato 40 euro. Il Seppia avrebbe accettato questo tipo di proposta, ma poi, resosi conto della gravità morale del fatto, ha desistito e ha detto che non era disponibile ad incontrarlo e non lo ha quindi mai visto né più sentito”.

L’affetto di Seppia – Per la difesa non sarebbero esistiti nemmeno i tentati abusi ai danni del chierichetto sedicenne che affiancava il prete nella chiesa di Sestri Ponente. Quelle di Seppia sarebbero state semplici esternazioni affettuose: “L’ultimo punto – ha concluso Bonanni – è quello relativo alla violenza sessuale tentata per aver posto il braccio dietro la schiena e la mano sul ginocchio del chierichetto durante un colloquio. Secondo noi questi atti non costituiscono atti sessuali in sé, non sono stati posti in essere con libido sessuale da parte del Seppia, ma sono stati semplicemente un gesto di affetto, che il Seppia poteva avere nei confronti di qualunque altro parrocchiano“.

S. O.