Draghi, Bce credibile e autonoma

“Credibilità, indipendenza e pragmatismo”: questi i “principi guida” cui continuerà ad ispirarsi la Bce di Mario Draghi. È quanto ha scritto al Parlamento europeo il governatore della Banca d’Italia e prossimo presidente della Banca centrale europea, carica alla quale sarà formalmente designato il prossimo 24 giugno in sostituzione di Jean-Claude Trichet.
“La Bce non cambia” e continuerà sulla strada dell’autonomia e dell’autorevolezza, ha assicurato Draghi, che ha anticipato, in vista dell’audizione il 14 giugno presso la Commissione affari monetari, il suo “no” alla ristrutturazione del debito sovrano della Grecia, reputandolo “un danno per l’eurozona”. Il prossimo presidente della Bce ha anche ribadito la sua contrarietà all’emissione di Eurobond, possibili a suo dire solo con “importanti cambiamenti istituzionali” che attualmente “appaiono improbabili”.

I principi fondamentali. I “tre principi fondamentali” nella guida della Bce sono, ha scritto Draghi, “innanzitutto, il più alto livello di credibilità nel perseguire l’obiettivo della stabilità dei prezzi. In secondo luogo, agire con piena indipendenza nell’interesse generale dell’area dell’euro, dell’insieme dell’Unione europea e dei loro cittadini. In terzo, l’orientamento a valutare nel medio termine, anche con una sana dose di pragmatismo, l’evoluzione dell’ambiente economico e finanziario. Lasciatemi aggiungere che considero l’integrità, la trasparenza e l’attendibilità valori cruciali per l’esercizio delle importanti responsabilità affidate alla Bce”.

Dollaro forte e attenzione ai prezzi. Draghi, ieri, ha anche affermato di non vedere ragioni per cambiare il modo in cui l’istituto centrale europeo ha condotto la politica monetaria dell’Unione negli ultimi 12 anni, ricordando che la Bce monitora “molto da vicino” tutti gli sviluppi che contengono un rischio di aumento dei prezzi. Il prossimo numero uno della Banca centrale europea, ancora, non ha nascosto il suo scetticismo circa l’ipotesi di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie, confermando, inoltre, di condividere l’idea che un dollaro forte, stabile contro le maggiori valute, sia nell’interesse degli Usa e dell’economia globale.

Marco Notari