Ministeri al Nord: cresce il fronte dei no

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:35

Il trasferimento dei ministeri a Nord, fortissimamente voluto dai dirigenti leghisti, continua a creare scompigli nella maggioranza. La richiesta di una proposta di legge popolare depositata due giorni fa alla Cassazione dal ministro Roberto Calderoli, infatti, continua ad attirare su di sé le ire di sempre più pidiellini, convinti che esistano temi ben più urgenti a cui occorre prestare attenzione. Una convinzione condivisa anche dai militanti leghisti che, su Radio Padania Libera, hanno inviato ai big del loro partito messaggi impietosi e categorici: “Smettetela di pensare alle poltrone – si sono lamentati i fan del Senatur – e concentratevi sulle cose concrete”.

Alemanno sul piede di guerra – In principio fu l’ira del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che alla notizia di un possibile trasferimento di alcuni dipartimenti ministeriali da Roma al Nord sbottò promettendo le barricate. All’insofferenza dell’ex aennino si aggiunsero presto i “niet” della governatrice del Lazio, Renata Polverini, e del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ma il fronte degli oppositori al trasloco dei dicasteri al Nord sembra crescere ora dopo ora. Ieri il sindaco della Capitale è tornato a rinfocolare la polemica: “O c’è un chiarimento a livello governativo – ha tuonato – oppure Calderoli deve presentare le dimissioni“. Non solo: “Per bloccare il trasferimento dei ministeri da Roma – ha promesso Alemanno – studierò alleanze a prescrindere dalle appartenenze politiche”.

L’appello di Zingaretti – Una vera e propria dichiarazione di guerra, tempestivamente raccolta da Nicola Zingaretti: “Di fronte a quanto sta accadendo – ha detto ieri – le istituzioni devono essere unite. Con quest’ultima proposta il rischio è, nella migliore delle ipotesi, che si perda tempo, nella peggiore è che al posto del federalismo ci sia un confuso riposizionamento dei ministeri per l’Italia. Bisogna stare uniti – ha insistito il presidente della Provincia di Roma – e convocare i parlamentari di Roma e del Lazio, di tutti gli schieramenti, per trovare una posizione comune”.

Ministri contro – Ma i mal di pancia per il probabile trasferimento di alcuni uffici dei ministeri retti da Bossi e Calderoli al Nord hanno vinto i confini territoriali, coinvolgendo anche esponenti della squadra di governo. “E’ una puttanata intercontinentale – è sbottato ieri su Radio Radicale il ministro della Cultura, Giancarlo Galan – e mi meraviglio che non la si tratti come tale. E’ semplicemente un’iniziativa propagandistica che mette in difficoltà gli alleati e che non ha alcuna possibilità di essere attuata”. Fortemente contrario anche il responsabile delle Politiche agricole, Saverio Romano: “Se l’obiettivo politico è far perdere centralità a Roma – ha detto – allora non possiamo essere d’accordo, non possiamo accettarlo. Se invece l’obiettivo è una riforma puramente strutturale per assecondare la filosofia federalista, mettere su altri dicasteri non farebbe che accrescere i costi e  non possiamo proprio permettercelo”.

Il dissenso su Radio Padania – Senza considerare l’opposizione che giunge dai tanti militanti leghisti, compatti nel considerare inutile la “lotta” ingaggiata dai dirigenti del loro partito. “Nel momento di un disastro economico – ha commentato un ascoltatore di Radio Padania Libera – i vertici si trovano a tavola per spostare qualche ministero. È come se quando succede un incendio in una casa uno proponesse di spostare i mobili”. E ancora: “Sui ministeri è sbagliato il tempo – ha lamentato un altro supporter del Carroccio – La maggior parte degli elettori sarebbe d’accordo per proposte più pratiche, come ad esempio una tremonti bis”. Una bocciatura su tutti i fronti.

Maria Saporito

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