Referendum nucleare: le ragioni del sì e del no

Referendum nucleare. A prescindere da ogni considerazione politica il 12 e il 13 giugno gli italiani si troveranno probabilmente a poter (e dover) decidere una parte significativa del loro futuro. I quattro referendum abrogativi riguardano la possibilità di costruire centrali nucleari in Italia, la gestione delle risorse idriche (due quesiti) e il legittimo impedimento per le alte cariche del Governo. Sul nucleare, scheda grigia, teorie, ragionamenti e dati si scontrano in modo piuttosto netto. Perchè votari sì e perchè votare no. Il referendum è nelle intenzioni abrogativo del decreto legge del 25 giugno 2008.

Le ragioni del sì: Votando sì al referendum abrogativo sul nucleare si impedisce ad un qualunque Governo di legiferare in materia per almeno 5 anni. I sostenitori di questa posizione attingono a piene mani le loro ragioni dai problemi dovuti all’inquinamento radioattivo in caso d’incidente (Fukushima, Chernobyl), dai lunghissimi tempi necessari alla costruzione di una centrale (ne sono previste sei), consistenti con tutta probabilità in almeno 10 anni e dagli altrettanto prolungati tempi di ammortamento dei costi. In sostanza un abbassamento delle bollette energetiche per le famiglie italiane potrebbe forse avvenire tra circa vent’anni, nel caso andasse tutto bene. Poi c’è il problema delle scorie radioattive, per le quali la scienza non ha ancora trovato una soluzione valida e il fatto che una parte significativa del territorio italiano è soggetta a rischio sismico. C’è poi la questione energie alternative, fotovoltaico, eolico, biomasse e via dicendo, sulle quali la gran parte degli ambientalisti, l’opposizione politica e i comitati di cittadini nati appositamente per sostenere il sì,  puntano a gran voce, prendendo ad esempio paesi come la Germania che ha recentemente  annunciato la chiusura di tutte le sue centrali nucleari entro il 2022. In sostanza il reattore nucleare, così com’è, sarebbe una tecnologia già vecchia, che rischierebbe di diventasre obsoleta addirittura durante la costruzione della prima centrale.

Le ragioni del no. Posizione questa sostenuta dall’attuale Governo italiano, che ha anche dichiarato di lasciare politicamente la libera scelta di andare o non andare a votare. Perchè votare no e permettere quindi la costruzione di centrali nucleari in Italia? Ragioni economiche prima di tutto forse. Attualmente il Bel Paese compra gran parte dell’energia che gli serve dalla Francia, nazione fortemente nuclearizzata, possedendo una sessantina di centrali. Situazione questa che secondo alcuni nuclearisti e lo stesso Premier, Silvio Berlusconi, contrasterebbe di fatto le obiezioni in materia di sicurezza sollevate dai promotori del Sì. Se si verificasse un incidente in una centrale francese vicina al confine italiano, sarebbe una catastrofe anche per noi. La questione sicurezza è affrontata anche sotto altri aspetti. A Chernobyl ci furono ripetuti errori umani, a Fukushima invece il cataclisma naturale avvenuto in Italia non sarebbe mai possibile. Inoltre gli impianti nucleari di moderna concezione, circuiti di raffreddamento compresi (quelli che si sono guastati nella centrale giapponese, provocando surriscaldamento e fusione del combustibile radioattivo) non avrebbero niente a che vedere con quelle sopracitate, costruite tra i quaranta e i cinquant’anni fa. Insomma, il nucleare di per sé non è pericoloso se ben gestito e l’Italia dovrebbe essere un paese esportatore di energia, piuttosto che dipendere in buona parte da stati esteri. Sviluppare solo le tecnologie afferenti a energie rinnovabili e alternative, secondo i sostenitori del no, non sarebbe la strada giusta, in quanto da sole non potrebbero garantire all’Italia una concreta autonomia energetica.

In tutto questo, s’inserisce l’appello del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha recentemente esortato gli italiani ad andare a votare, per il sì o per il no, secondo la coscienza di ognuno. Per fare che l’esito del referendum sia valido (qualunque esso sia) è necessario che si rechino a votare il 50% più uno degli aventi diritto.

A.S.